(AGENPARL) - Roma, 3 Ottobre 2026 - Destra e sinistra continuano a rinviare un intervento che i cittadini chiedono da anni: la riforma delle pensioni.La senatrice Marinella Pacifico ripropone, senza attenuazioni, la richiesta già formulata in interventi pubblici precedenti – dal Libro Bianco INPS alla denuncia delle promesse mancate sulla Fornero, fino all’appello per una svolta sociale dello Stato – e rimasta senza riscontro proprio da chi, in campagna elettorale, aveva messo al centro l’abolizione della legge Fornero.
«Prima delle guerre ci sono le persone. La salute passa anche da una giusta quiescenza. Non è accettabile che l’età pensionabile resti inchiodata a 67 anni, con proiezioni verso i 71, mentre gli assegni non tengono il passo del costo della vita», dichiara Pacifico.
La proposta è netta. Limite massimo di 60 anni, con facoltà del lavoratore di restare in servizio solo su espressa richiesta. Gli anni di laurea vanno inseriti nel conteggio contributivo a spese dello Stato, come riscatto gratuito della formazione. Le pensioni, al pari degli stipendi, devono essere adeguate al costo della vita, così che chi ha raggiunto l’età pensionabile possa vivere in modo dignitoso. Per i redditi medi, fino a 60.000 euro, il riferimento resta il sistema retributivo. Il superamento della Fornero non può essere sostituito da finestre, cavilli o da un trasferimento di risorse dall’INPS ai fondi privati.
«Questa classe politica difficilmente avrà il coraggio di affrontarlo. Chi aveva promesso di smantellare la Fornero ha lasciato intatta la soglia, ha ristretto le uscite anticipate e ha preferito altre priorità di bilancio allo Stato sociale», aggiunge.
La volontà sociale di aprire una via di pensionamento anticipato non nasce dalla svolta successiva del Movimento. Nasce dal M5S di Beppe Grillo, quando il garante era ancora al centro dell’indirizzo politico e la priorità era lo Stato sociale, non la gestione dell’esistente. Quella spinta, nella legislatura del governo grillino, si tradusse in una possibilità concreta di uscita anticipata. Nulla ha a che vedere con la fase contiana, arrivata dopo il rapimento del partito e l’estromissione di Grillo dal ruolo di garante: un’altra linea, un altro baricentro, un’altra agenda.
Resta aperta la possibilità di un nuovo soggetto politico riconducibile a Beppe Grillo, capace di riportare in agenda ciò che questa classe politica rinvia. Non un auspicio generico, ma un ordine di priorità preciso: pensioni, natalità, salute, formazione e un piano industriale che tenga insieme lavoro e innovazione. Le pensioni non sono un capitolo residuale. Sono il primo banco di prova di uno Stato sociale che rimetta le persone prima delle guerre e degli equilibri di coalizione: uscita a 60 anni, laurea conteggiata a carico dello Stato, assegni adeguati al costo della vita. Senza questo, ogni novità politica resta un cambio di insegna.
In questo disegno l’intelligenza artificiale non è una minaccia da subire né una scorciatoia per tagliare occupazione e welfare. Può essere uno strumento di innovazione costruttiva se resta al servizio delle persone e della produzione reale. In sanità può alleggerire i tempi di diagnosi e di gestione delle liste, lasciando al medico il rapporto di cura. Nella formazione può personalizzare i percorsi e recuperare chi resta indietro, senza sostituire la scuola. Nell’industria può aumentare produttività, qualità e sicurezza nei reparti usuranti, riducendo il logoramento dei lavoratori. Sul versante previdenziale può rendere più rapidi e trasparenti i conteggi contributivi, il riscatto della laurea e l’adeguamento degli assegni al costo della vita, togliendo discrezionalità e attese inutili. La condizione è una sola: il guadagno di produttività deve finanziare lavoro, natalità e quiescenza dignitosa, non arricchire pochi e scaricare i costi su chi ha già versato una vita di contributi.
Le coperture, come già indicato, non mancano se si scelgono le priorità: fiscalità generale, contrasto all’evasione, prelievo equo sulle big tech, riduzione delle spese militari non essenziali. Gli articoli 36 e 38 della Costituzione non sono un optional di manovra.
