(AGENPARL) - Roma, 30 Settembre 2026 - Le grandi banche europee sono tornate al centro di una partita che va ben oltre la finanza. Partecipazioni, alleanze e possibili acquisizioni stanno ridisegnando gli equilibri economici del continente e riportano in primo piano il rapporto tra Italia e Francia.
È in questo scenario che torna di particolare attualità Francesi d’Italia. La partita segreta del potere economico fra Italia e Francia, il libro di Fiorina Capozzi, con prefazione di Davide Giacalone. La tesi al centro del volume è netta: la Francia tende a muoversi attraverso una strategia coordinata tra grandi gruppi, finanza e interessi nazionali, mentre in Italia gli attori economici e istituzionali hanno spesso seguito traiettorie meno coordinate.
Il caso Banco BPM offre oggi un esempio concreto del peso raggiunto dagli operatori francesi nel sistema italiano. Crédit Agricole ha portato nel luglio 2026 la propria partecipazione nell’istituto al 29,3% del capitale, dichiarandosi investitore di lungo periodo e partner della banca italiana. GlobeNewswire
Ma il quadro è diventato ancora più articolato. Secondo fonti citate da Reuters il 24 settembre, Crédit Agricole e UniCredit hanno valutato nelle ultime settimane una possibile operazione coordinata su Banco BPM, discutendo diversi scenari anche con le autorità italiane. I gruppi interessati non hanno commentato pubblicamente l’indiscrezione. Reuters
Parallelamente, UniCredit sta portando avanti la propria operazione su Commerzbank. Dopo l’offerta del 2026, la posizione complessiva dichiarata da UniCredit è arrivata al 47,59% del capitale, corrispondente a poco meno del 50% dei diritti di voto, con il trasferimento di parte delle azioni ancora subordinato alle necessarie autorizzazioni. UnicreditGroup.eu
È proprio questo intreccio a rendere attuale la domanda posta da Francesi d’Italia. Non semplicemente «chi compra chi», ma chi riesce a presentarsi ai grandi appuntamenti economici europei con una strategia di lungo periodo, relazioni consolidate e una visione complessiva dei propri interessi.
Capozzi ricostruisce nel libro anni di penetrazione economica francese in Italia e invita a osservare acquisizioni e partecipazioni non come episodi isolati, ma come parti di una competizione più ampia per il controllo di banche, aziende, infrastrutture e centri decisionali.
La questione, quindi, non è riducibile allo slogan secondo cui «i francesi comprano l’Italia». Il punto posto dal volume è più strutturale: perché la Francia riesce frequentemente a muoversi come sistema, mentre l’Italia arriva alle grandi partite economiche con interessi e strategie spesso frammentati?
Una domanda che, mentre il risiko bancario europeo accelera, torna al centro del dibattito.
