(AGENPARL) - Roma, 23 Settembre 2026 - Il deficit italiano è al 3,1%. Basta quello 0,1% oltre il limite per
lasciare l'Italia dentro la procedura europea per disavanzo eccessivo.
Dietro una piccola percentuale c'è tutto il fallimento del governo Meloni.
Le regole europee impongono all'Italia di rientrare dal deficit e dal
debito attraverso un meccanismo di controllo e sorveglianza che limita
fortemente la spesa pubblica. E mentre il governo annuncia miliardi per il
riarmo, il nostro Paese rischia di non poter utilizzare nemmeno la
flessibilità prevista dalle nuove regole europee.
Tradotto per chi non ha capito: per spendere in armi bisognerà tagliare
altro, e questo altro sarà una macelleria sociale.
E non dimentichiamo il SAFE: l'Italia può accedere fino a 14,9 miliardi di
euro attraverso il SAFE, il fondo europeo che finanzia con prestiti gli
investimenti nella difesa. Il governo Meloni ha formalmente richiesto 8
miliardi di euro: nuovo debito destinato al riarmo, che dovrà essere
restituito.
Dopo decenni di austerità, compressione dei salari (in Italia fermi da 15
anni), tagli al welfare, ora facciamo nuovo debito per finanziare la corsa
agli armamenti.
E a pagare saranno ancora una volta le persone. Concentrazione di capitali
in poche mani, trasferimento di ricchezza dal pubblico al privato, alla
rendita, alla finanza: i ricchi sempre più ricchi e il numero dei poveri in
aumento, mentre il patrimonio pubblico è stato progressivamente eroso.
E ora, con questa infrazione, con il disavanzo eccessivo, mentre si
millantava un Paese in crescita che esiste solo nella propaganda del
governo, il riarmo italiano (ed europeo a sentire il discorso di Ursula von
der Leyn) sarà pagato con tagli al welfare, meno risorse per la sanità, il
lavoro e i servizi pubblici e a seguire, o già in atto, repressione per chi
protesta.
A tutto questo si accompagna il progressivo declino verso l'andare in
guerra: la presenza di militari italiani in Arabia Saudita, le parole del
Ministro Crosetto che fanno preludere al ripristino della leva militare.
Rifondazione Comunista non ci sta. La costruzione di un fronte
costituzionale che fermi questo governo scellerato si fa ogni giorno più
urgente: welfare not warfare sono le parole d'ordine che attraversano la
Sinistra Europea e vedranno impegnato il partito nelle prossime
sostegno alle mobilitazioni giovanili e studentesche del 20 novembre, e
tutte le mobilitazioni di Stop Rearm Europe.
Anna Camposampiero, Resp esteri, Partito della Rifondazione Comunista – S.E.
