(AGENPARL) - Roma, 10 Settembre 2026 - «Chiediamo nuovamente alla Ministra del Lavoro Marina Calderone di venire in Parlamento e presentare agli italiani una fotografia chiara, unitaria e comprensibile di ciò che potrebbe accadere al nostro sistema previdenziale nei prossimi 10, 15 e 20 anni».
Lo ha dichiarato in Aula il deputato del Partito Democratico Mauro Laus, tornando sulla richiesta già avanzata il 23 febbraio scorso e nuovamente sollecitata il 3 marzo.
«Non stiamo chiedendo alla Ministra di consegnarci rapporti che già esistono e che conosciamo. INPS, Ragioneria generale dello Stato e altri organismi pubblicano dati e proiezioni. Chiediamo al Governo di assumersi la responsabilità di raccogliere questi elementi e presentarli al Parlamento e al Paese in maniera organica: quanti saranno i lavoratori attivi e quanti i pensionati, quale sarà il rapporto tra contribuenti e pensionati, come evolveranno entrate contributive e spesa pensionistica e quale sarà l'impatto della demografia, dell'occupazione, dei salari e delle carriere discontinue».
Laus ha sottolineato in particolare la situazione di chi oggi ha tra i 50 e i 55 anni: «Parliamo di donne e uomini che lavorano da decenni e che hanno il diritto di sapere quando potranno andare in pensione e quale prospettiva previdenziale li attende. A quell'età il tempo per recuperare eventuali vuoti contributivi, carriere discontinue o retribuzioni insufficienti è ormai molto ridotto. Non possiamo permettere che una persona scopra soltanto a pochi anni dalla pensione quale futuro la aspetta».
La richiesta assume, secondo Laus, anche un valore democratico in vista delle prossime elezioni politiche: «Tutte le forze politiche presenteranno legittimamente le proprie proposte su età pensionabile, flessibilità in uscita, giovani e carriere discontinue. Ma prima di chiedere agli italiani di giudicarle, dobbiamo consentire loro di conoscere la realtà sulla quale quelle proposte dovranno intervenire. Altrimenti rischiamo l'ennesima competizione tra promesse».
«Il metodo dovrebbe essere semplice: prima i dati, poi le proposte della politica, infine il giudizio consapevole dei cittadini. Non chiediamo oggi alla Ministra quale sia la soluzione e non chiediamo rassicurazioni. Chiediamo trasparenza. Perché quando parliamo di pensioni non parliamo soltanto di conti pubblici: parliamo della vita di milioni di persone, delle loro aspettative e del patto tra le generazioni. Sulle soluzioni possiamo dividerci, ma sulla verità dei numeri no».
Roma, 10 settembre 2026