(AGENPARL) - Roma, 9 Settembre 2026 - "La maggioranza cala la mannaia sugli emendamenti alla riforma dei porti: su 622 emendamenti presentati, in Commissione ha deciso di consentirne la discussione soltanto su 300, con una divisione arbitraria e fortemente penalizzante per l'opposizione. È una contraddizione evidente tra il coinvolgimento annunciato dal viceministro Rixi e ribadito dal primo partito della maggioranza e quello che, di fatto, viene oggi imposto", dichiarano le deputate e i deputatiti di Pd, M5S e AVS Valentina Ghio, Anthony Barbagallo. Ouidad Bakkali, Andrea Casu, Roberto Morassut, Luca Pastorino, Antonino Iaria, Giorgio Fedi, Valentina Barzotti e Francesca Ghirra.
"Come forze di opposizione abbiamo presentato 432 emendamenti, ora ridotti a 142. La maggioranza ha presentato 175 emendamenti e ne avrà invece a disposizione 158. I nostri emendamenti sono tutti di merito, molti dei quali segnalati dal cluster portuale nelle sue diverse espressioni. Non sono emendamenti ostruzionistici: sono proposte che vogliamo discutere, una per una, in Commissione. Siamo disponibili, come sempre avviene, a segnalare gli emendamenti da portare in Aula. Ma è inaccettabile utilizzare una selezione così drastica per dimezzare il confronto in Commissione proprio mentre si sta esaminando una riforma di questa importanza", sottolineano. "Questa scelta è ancora più grave perché arriva dopo le rassicurazioni, ripetute come un mantra dal viceministro Rixi e dalla maggioranza, sulla volontà di garantire un confronto aperto. Oggi abbiamo la conferma che quelle erano soltanto parole. Se invece c'è davvero la volontà di discutere, allora la maggioranza ritiri questa tagliola", aggiungono.
"Stiamo parlando di una riforma che riguarda il futuro dei porti italiani e che coinvolge direttamente il mondo produttivo, gli operatori e i lavoratori dei porti. Molte delle proposte emendative nascono proprio dalle loro richieste. Dimezzare la discussione, e farlo in modo così parziale, significa comprimere non solo il ruolo dell'opposizione, ma anche il contributo arrivato dal cluster portuale. Ci chiediamo se dietro questo atto così provocatorio nei confronti della minoranza non ci sia anche la volontà di ridurre gli emendamenti sui quali emergono divisioni e differenti posizioni all'interno della maggioranza sulla riforma. In ogni caso, non si può chiedere al Parlamento di discutere un disegno di legge per una riforma così importante e, contemporaneamente, impedirgli di esaminare più della metà delle proposte presentate".
Roma, 9 settembre 2026