(AGENPARL) - Roma, 4 Settembre 2026 - RICONVERSIONE CIVILE. IL LAVORO NON SIA IL RICATTO PER IMPORRE L'ECONOMIA
DI GUERRA"
"Dopo l'esplosione del 13 agosto nello stabilimento KNDS Ammo Italy di
Colleferro servono piena chiarezza sulle cause, controlli rigorosi e
garanzie sulla sicurezza dei lavoratori e della popolazione. Ma occorre
anche aprire una discussione sul futuro produttivo della Valle del Sacco:
il lavoro non può diventare il ricatto attraverso il quale imporre a questo
territorio il ruolo di distretto dell'economia di guerra".
Lo dichiara Giovanni Barbera, segretario romano di Rifondazione Comunista e
membro della Direzione nazionale del partito, in occasione dell'assemblea
pubblica che si è svolta oggi
a Colleferro dopo l'esplosione nello stabilimento KNDS.
L'assemblea si è aperta con un minuto di silenzio dedicato alle vittime
delle guerre e ai morti provocati dalle munizioni e dalle bombe prodotte a
Colleferro, un gesto che ha immediatamente collegato quanto accade nello
stabilimento alle conseguenze della produzione bellica.
"Quando si producono munizioni e si lavorano esplosivi e propellenti, la
sicurezza deve essere assoluta. Occorre accertare fino in fondo ciò che è
avvenuto, verificare il rispetto di tutte le prescrizioni e garantire ai
cittadini trasparenza sui rischi e sulle misure di prevenzione. Non
possiamo aspettare un incidente più grave per porci domande che devono
trovare risposta oggi".
"Ma il problema non è soltanto quello della sicurezza. Bisogna decidere
quale modello industriale vogliamo per Colleferro e per la Valle del Sacco.
Non accettiamo la falsa alternativa tra posti di lavoro e sicurezza, né che
la tutela dell'occupazione venga utilizzata per rendere inevitabile una
continua espansione della produzione militare".
"Le competenze industriali, tecnologiche e professionali presenti in questo
territorio possono essere indirizzate verso produzioni civili e socialmente
utili. La riconversione può significare investire, ad esempio, nelle
tecnologie per le energie rinnovabili e nel fotovoltaico, nella transizione
ecologica e in altri settori ad alto contenuto tecnologico, salvaguardando
e qualificando l'occupazione".
"La Valle del Sacco ha già pagato un prezzo enorme sul piano ambientale e
sanitario. Non può essere trasformata ora in un distretto dell'economia di
guerra in nome della corsa al riarmo. Sicurezza, lavoro e riconversione
civile possono e devono procedere insieme. Quello che rifiutiamo è il
ricatto secondo cui per avere un posto di lavoro bisogna accettare che il
futuro di questo territorio sia legato alle bombe", conclude Barbera.
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