(AGENPARL) - Roma, 5 Agosto 2026 - Dopo la misera figura rimediata con la Spagna e con l'impossibile
invasione da Ceuta, il governo Meloni sbatte un'altra volta il grugno sugli
accordi di Schengen che evidentemente non aveva ben compreso. Dopo
l'approvazione del Patto migrazione e asilo con le nuove procedure per i
rimpatri, dal Viminale hanno pensato bene di applicarle immediatamente
anche al confine sloveno. Peccato che questo non sia possibile: servirebbe
un decreto ministeriale che comporterebbe l'abolizione unilaterale della
libera circolazione fra Slovenia e Italia. Il ministro ci ha provato,
facendo passare metà Friuli-Venezia Giulia come "zona di transito" e le
stazioni come "luoghi di frontiera", ma i tribunali lo hanno smentito. In
due casi, addirittura in Cassazione, una persona fermata alla stazione di
Trieste ed un'altra che era andata volontariamente a presentare domanda di
asilo alla questura di Gorizia rischiavano di essere rimpatriate o
trattenute. Ma questo, se si vuole rispettare "Schengen" non si può fare.
Sarebbe come dire che in Lombardia si dovessero identificare quelli che
arrivano dal Veneto, perché avendo abolito i controlli, con Schengen, chi
vive in UE, teoricamente non deve essere sottoposto a limitazioni. La
Slovenia può effettuare controlli alla sua frontiera esterna ma per chi
entra in Italia si applicano le normali procedure in cui peraltro non
rientra il trattenimento. Di ricorsi ne stanno fioccando già parecchi.
Viene da dire: "E' l'UE bellezza" e ti devi adeguare. Invece di dare
lezioni a Sanchez facendo fare al Paese intero una figuraccia epocale,
applichi le disposizioni che, per quanto restrittive, devono tenere conto
del diritto internazionale e degli accordi perennemente ratificati. Uno
comprende la necessità di poter fare propaganda contro il nemico
immaginario, ma c'è un limite invalicabile. Ma per il governo Meloni almeno
questo confine non sembra esistere.
Stefano Galieni, resp nazionale immigrazione
della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.
