(AGENPARL) - Roma, 31 Luglio 2026 - Le enclave di Ceuta e Melilla, in territorio marocchino, sono da sempre un
vulnus. Da sempre si tenta di entrare in quegli ultimi luoghi coloniali,
europei solo sulla carta, con ogni mezzo e perdendo spesso la vita.
L'arrivo di un numero imprecisato, forse 2000, di uomini, donne e bambini
in poche ore è emblematico per capire l'Europa di oggi. Se in centinaia, di
ogni età, si gettano fra le correnti forti e nell'acqua gelida del tratto
di mare di 5 km che separano il Marocco dalla spiaggia dell'enclave,
rischiando l'assideramento o l'annegamento, dovendo restare immobili quando
si avverte un drone o una motovedetta, significa che si è pronti ad
affrontare un inferno perché ce se ne lascia uno peggiore alle spalle.
Spagna e Italia reagiscono militarmente, Madrid schierando l'esercito e
Roma chiedendo di chiudere, anche se in maniera selettiva per non
danneggiare il turismo, l'Area Schengen di libera circolazione, trattando
l'arrivo nell'enclave come l'anticipazione di un'invasione inesistente e
impossibile. Le destre di entrambi i Paesi chiedono il pugno duro, in
Spagna gli amici di Meloni come Santiago Abascal, leader di Vox definiscono
il primo ministro Sanchez un traditore; lo stato di emergenza e la chiusura
della frontiera col Marocco, hanno avuto l'approvazione di Popolari e
Socialisti. Il pugno lo hanno sferrato recentemente, col Patto immigrazione
e asilo e col regolamento rimpatri ma ha solo accelerato la crisi. Quanto
accade a Ceuta, infinitesimale nelle dimensioni, nulla a che fare con le
regolarizzazioni promosse dal governo di Madrid. Ma in Spagna come da noi,
si preferisce dirottare l'attenzione dalle questioni reali, pur di
raggranellare consensi. Potranno anche svuotare il mare o mettere ulteriori
cancelli, ma gli uomini, le donne e i bambini, preferiranno rischiare di
annegare piuttosto che restare in gabbia. Ad ora 18 corpi sono stati
recuperati, molti sono i dispersi, trascinati chissà dove dalle onde. Li
piangiamo e ci indigniamo ben sapendo che il killer non è il mare ma la
Stefano Galieni, resp nazionale Immigrazione, Partito della Rifondazione
Comunista – Sinistra Europea.
