(AGENPARL) - Roma, 28 Luglio 2026 - *ETNA | Lo studio del caso del 2008 aiuta a comprendere come si propagano
le intrusioni magmatiche*
*Un team di ricercatori dell'INGV ha integrato dati geologici e sismologici
per ricostruire uno dei più significativi episodi di propagazione del magma
all'interno di un vulcano*
[*Roma, 28 luglio 2026*]
Un nuovo studio curato da un team di ricercatori dell'*Istituto Nazionale
di Geofisica e Vulcanologia (INGV)* *ricostruisce quanto avvenuto sull'Etna
il 13 maggio 2008*, quando fu possibile osservare contemporaneamente *i
processi che si sviluppano in superficie e in profondità durante
un'intrusione magmatica*, ossia la risalita del magma all'interno del
vulcano lungo fratture della roccia, senza che raggiunga necessariamente la
superficie per un'eruzione. Lo studio, intitolato "*The 2008 Mt. Etna dike
arrest: integration of structural investigation, seismic and energy-balance
analysis*", è stato recentemente pubblicato sulla rivista scientifica
*Frontiers
in Earth Sciences*.
In quella data *un dicco laterale*, ossia un corpo di magma che si insinua
lungo una fenditura della roccia, *iniziò a propagarsi dal condotto di
alimentazione centrale del vulcano verso nord*, generando un esteso* campo
di fratture in superficie e una sequenza di terremoti* che ne accompagnò
l'avanzata, tracciandone con precisione la migrazione. Il magma non
raggiunse la superficie sul fianco settentrionale: la propagazione cambiò
direzione verso sud, dando origine all'eruzione nella Valle del Bove. Sul
terreno rimase* un campo di fratture "secco", cioè non eruttivo*, uno dei
casi più significativi di interazione tra un'intrusione magmatica e la
deformazione fragile del suolo.
"*La dinamica iniziale destò particolare apprensione perché la direzione
del dicco ricordava lo scenario del marzo 1981, quando una fessura eruttiva
si propagò rapidamente verso Randazzo causando gravi danni* – dichiara
*Alessandro
Bonaccorso*, Dirigente di Ricerca dell'INGV e coordinatore dello studio – *Nel
2008, invece, la propagazione si è arrestata spontaneamente, offrendo
un'opportunità scientifica unica per osservare in dettaglio il
comportamento di un'intrusione laterale*".
L'analisi delle fratture superficiali e dei dati sismici ha permesso di
ricostruire l'evoluzione dell'intrusione. "*Abbiamo stimato che* *il magma
si sia propagato fino a una profondità compresa tra circa 200 e 600 metri -*
spiega *Marco Neri, *Dirigente di Ricerca dell'INGV e co-autore
dell'articolo – *Lo studio mostra inoltre che, con l'avanzare del dicco, la
pressione del magma non era più sufficiente a superare la resistenza della
roccia in cui si stava intrudendo. La sua propagazione ha così rallentato
fino ad arrestarsi, mentre il magma ha iniziato progressivamente a
solidificare*".
*"Il momento sismico cumulato rilasciato durante l'evento* –
dichiarano *Elisabetta
Giampiccolo *e* Carla Musumeci,* sismologhe del team dell'INGV che ha
condotto lo studio – *coincide con l'energia elastica attesa dal dicco
modellato. Questo dato, associato con il cambio da estensionale a
compressivo dei meccanismi di rottura che generano i terremoti durante la
propagazione del dicco, indica che il sistema aveva esaurito il proprio
'budget energetico' di propagazione: nessuna energia residua, nessuna
possibilità di avanzare oltre". *La convergenza tra fratture superficiali,
migrazione ipocentrale, evoluzione dei meccanismi focali e bilancio
energetico ha reso il caso del 13 maggio 2008 un esempio unico per la
comprensione delle intrusioni laterali dell'Etna.
Lo studio dimostra che l'integrazione tra osservazioni geologiche di
superficie e dati geofisici acquisiti in tempo reale può consentire una
ricostruzione più affidabile delle fasi di propagazione e di arresto delle
intrusioni magmatiche, migliorando la valutazione degli scenari eruttivi
associati alle intrusioni laterali dell'Etna, tra i fenomeni più pericolosi
per le comunità che vivono sulle pendici del vulcano.
*Link allo studio*
*Link utili:*
*Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)*
[image: Figura_01_rid.jpg]
*Figura 1* – Mappa e osservazioni di terreno relative all'intrusione del
dicco del 13 maggio 2008 lungo il Rift Nord‑Est dell'Etna (a). La carta
topografica evidenzia la direzione di propagazione del dicco verso
Randazzo, l'area di arresto, la fessura eruttiva e le colate laviche del
2008 e post‑1971. Le linee di frattura superficiali, continue o
tratteggiate dove incerte, mostrano la deformazione indotta
dall'intrusione. Le fotografie (b, c) documentano fratture aperte sul
terreno con ampiezza metrica, mentre il diagramma a rosa (d) sintetizza
l'orientazione strutturale delle fratture misurate in campo (Modificato da
Bonaccorso et al., 2026).
[image: Figura _02_rid.jpg]
*Figura 2* – Diagramma schematico 3D dell'intrusione magmatica del 13
maggio 2008 sul fianco settentrionale dell'Etna. Il dicco, risalito fino a
200–600 m di profondità, ha generato fratture superficiali "secche" a nord
del Cratere di Nord‑Est, mentre la propagazione verso sud ha alimentato
l'eruzione nella Valle del Bove. I meccanismi focali mostrano il passaggio
da un regime estensionale a uno compressivo, indicatore dell'arresto
dell'intrusione.

![[INGV Comunicato stampa] ETNA | Lo studio del caso del 2008 aiuta a comprendere come si propagano le intrusioni magmatiche](https://agenparl.eu/wp-content/uploads/2026/07/Figura_01_rid-919x1024.jpg)