(AGENPARL) - Roma, 27 Luglio 2026 - Con il Decreto-Legge n. 100 del 2026 il Governo Meloni ha avviato
l'attuazione in Italia del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo,
approvato nel 2024 dalle principali forze politiche che sostengono
l'attuale assetto dell'Unione Europea.
Dietro il linguaggio apparentemente neutro delle "procedure di screening",
della "gestione ordinata dei flussi" e dei "controlli preliminari" prende
forma un cambiamento profondo: la progressiva trasformazione dei servizi
pubblici in strumenti delle politiche di controllo delle frontiere.
siano sottoposte, fin dal loro ingresso nelle procedure previste dal nuovo
Patto, a controlli sanitari, valutazioni di vulnerabilità, identificazione,
raccolta di dati biometrici e verifiche di sicurezza, prima ancora che
venga affrontata la loro domanda di protezione internazionale.
La conseguenza è evidente: il diritto alla salute viene progressivamente
inglobato dentro una logica securitaria nella quale la visita medica non
serve soltanto a garantire cure, ma diventa parte di un procedimento
amministrativo destinato a decidere il percorso della persona migrante
all'interno del sistema europeo di asilo o di rimpatrio.
Le prime conseguenze sono già visibili.
Con la Delibera n. 841 del 6 luglio scorso, la Regione Toscana ha
organizzato l'attuazione di queste disposizioni prevedendo che i controlli
preliminari di salute e di vulnerabilità siano effettuati dal Servizio
Sanitario Regionale e che il loro esito venga comunicato all'Autorità di
Pubblica Sicurezza.
La Toscana non è un'eccezione. È semplicemente una delle prime Regioni a
tradurre in pratica il nuovo impianto europeo.
Ma proprio per questo la sua scelta assume un forte valore politico.
La Giunta regionale non si limita infatti ad adempiere a un obbligo
derivante dalla normativa nazionale ed europea. Lo fa senza esprimere
alcuna critica rispetto a un impianto che numerose organizzazioni per i
diritti umani hanno contestato perché rafforza la detenzione
amministrativa, accelera le procedure di frontiera e subordina sempre più
il diritto d'asilo alle esigenze di controllo delle frontiere.
Anziché rivendicare che il Servizio Sanitario Nazionale debba restare uno
spazio esclusivamente dedicato alla tutela della salute, la Regione accetta
che esso venga progressivamente inserito nell'architettura amministrativa
della Fortezza Europa.
È una scelta che riteniamo profondamente sbagliata.
La salute non può essere trasformata in uno strumento delle politiche
migratorie.
Il medico non può essere progressivamente ricondotto al ruolo di
ingranaggio di un sistema di selezione amministrativa.
La vulnerabilità delle persone non può essere valutata principalmente per
stabilire quale procedura applicare, ma deve costituire il presupposto per
garantire maggiori diritti e una protezione effettiva.
Ci auguriamo che, come già accaduto in passato,
l'Ordine dei Medici si rifiuti di prestarsi a tale scopo.
Questo nuovo Patto europeo rappresenta l'ennesima risposta securitaria a un
fenomeno che avrebbe invece bisogno di politiche radicalmente diverse.
Le migrazioni non si fermano militarizzando le frontiere o moltiplicando le
procedure amministrative.
Si affrontano mettendo fine alle guerre, al commercio delle armi, allo
sfruttamento economico, al neocolonialismo, alle devastazioni ambientali e
alle disuguaglianze che costringono milioni di persone a lasciare il
proprio Paese.
Per Rifondazione Comunista la risposta non può essere quella della Fortezza
Europa, condivisa oggi dalle principali famiglie politiche europee e
applicata con convinzione anche dal Governo italiano.
Continueremo a batterci per un modello fondato sul diritto d'asilo, sulla
libertà di movimento, sulla cooperazione internazionale e sull'universalità
dei diritti umani.
nazionale Stefano
Comunista – Sinistra Europea
