(AGENPARL) - Roma, 22 Luglio 2026 - "Quello che oggi proponete al voto di quest'Aula non è una serie di schemi
di autonomia differenziata, ma piuttosto una finta autonomia del tutto
indifferenziata. Perché se su quattro regioni presentate esattamente lo
stesso schema d'intesa vuol dire che non cogliete la specificità e la
differenziazione delle quattro regioni di cui stiamo trattando". Lo ha
detto la presidente di Azione Elena Bonetti annunciando il voto contrario
di Azione sullo schema di intesa preliminare con la regione Veneto
nell'ambito dell'autonomia differenziata.
"Quello che voi oggi proponete a questa regione è una presa in giro che si
limita a poche funzioni che vengono attribuite sbagliando anche la mira, ma
soprattutto non cogliendo quelle che sono le reali esigenze della regione
Veneto", ha aggiunto.
"Il Veneto è una terra straordinaria per capacità produttiva, innovativa,
per la rete delle piccole e medie imprese e anche nell'ambito delle
politiche sociali. Oggi però si trova da vent'anni in una situazione di
stagnazione. Da locomotiva d'Italia è diventato un treno regionale, perché
il Pil non cresce, l'innovazione non cresce e i dati Istat ci dicono che il
Nord-Est è tra le aree del Paese sostanzialmente ferme".
"Proprio in questi giorni Azione Veneto ha fatto proposte chiare di
investimento e innovazione che partono dalla formazione delle competenze,
dal reskilling, dall'innovazione nelle piccole e medie imprese e dal
rafforzamento della rete e della coesione sociale. Tutto questo non lo si
fa dando autonomia a una regione per decidere sugli ordini professionali o
sulla previdenza integrativa e complementare. Servirebbe invece un
ragionamento serio, forte, nazionale, industriale, di rilancio", ha
proseguito Bonetti.
"Dovremmo chiederci in che modo oggi proprio i fondi di previdenza
integrativa possano diventare uno spazio di investimento e di rilancio
delle piccole e medie imprese, invece di lasciare che diventino lo shopping
di fondi speculativi internazionali", ha aggiunto. Altro punto, "non è
possibile continuare in modo testardo e cieco a una disorganizzazione
territoriale della sanità che non assume il tema della salute pubblica e
della salute dei cittadini come una priorità di emergenza nazionale", ha
"Noi non ci possiamo più permettere in quest'Aula di far finta di non
vedere quello che sta accadendo nel nostro Paese, e cioè che la speranza di
vita, il diritto alla vita, lo stiamo discriminando a seconda del luogo di
Costituzione", ha concluso.
