(AGENPARL) - Roma, 8 Luglio 2026 - "C'è una domanda che dovrebbe accompagnare ogni Parlamento quando discute di giovani: che Paese stiamo consegnando alla generazione che verrà dopo di noi? Per troppo tempo abbiamo chiesto ai giovani di avere fiducia nelle istituzioni, nel lavoro, nel futuro. Ma prima dovremmo chiederci se siamo ancora noi, come classe dirigente, a meritare quella fiducia. I dati sono inequivocabili: l'indice di vecchiaia è passato dal 179,4% del 2020 al 199,8% del 2024, abbiamo perso quasi tre milioni e mezzo di giovani sotto i 35 anni. Non è solo una questione demografica, è una questione sociale, economica e democratica. Dovremmo smettere di ripetere che i giovani hanno paura di diventare adulti". Lo ha detto in Aula alla Camera, la deputata Pd Rosanna Filippin, componente della commissione Affari sociali, annunciando il voto di astensione dei dem al ddl delega sul Servizio civile universale.
"La verità – ha aggiunto l'esponente Pd – è un'altra. Siamo noi ad aver reso molto più difficile diventarlo. Il testo che arriva in Aula è migliore di quello presentato dal governo, grazie al lavoro della commissione e al contributo delle opposizioni, ed è giusto riconoscerlo. Sono stati rafforzati il riferimento alla Strategia europea per la gioventù, il principio dell'equità intergenerazionale, l'attenzione ai giovani in condizioni di vulnerabilità e il valore dello Youth Work. Ma proprio perché il testo è migliorato, emerge con maggiore evidenza il suo limite politico: sono cresciuti i principi, non le risposte. Questa legge riordina e programma, ma non cambia in modo sostanziale le condizioni materiali nelle quali vivono milioni di giovani italiani".
"Avremmo voluto – ha concluso Filippin – una legge più coraggiosa sul diritto allo studio, sulla salute mentale, sulla povertà educativa, sulle politiche abitative e sulle aree interne, dove essere giovani significa troppo spesso scegliere tra partire e rinunciare ai propri progetti. E avremmo voluto un finanziamento stabile e adeguato per il Servizio civile, che è una delle intuizioni più alte della nostra Repubblica: nasce per formare cittadini consapevoli, non per sostituire il mercato del lavoro. Investire nei giovani non è una spesa, è il più grande investimento economico, sociale e democratico che una Repubblica possa compiere. I giovani non chiedono privilegi, chiedono che la Repubblica scelga, finalmente, di costruire il proprio presente insieme a loro".
Roma, 8 luglio 2026