(AGENPARL) - Roma, 8 Luglio 2026 - "Se è vero che la cittadinanza non è un diritto, come sostengono alcuni esponenti della maggioranza, la sua non concessione non può essere né uno strumento di gestione dell'ordine pubblico, né uno strumento di punizione collettiva verso un'intera generazione che conta nel nostro Paese 800 mila ragazzi e ragazze nati in Italia. Con questo provvedimento si complicano le procedure per l'accesso alla cittadinanza o alla revoca e lo si fa con un focus sui minori nati in Italia. Mi riferisco al tema delle condanne penali, al tema ridicolo della conoscenza della lingua italiana per i bambini che frequentano le nostre scuole dall'infanzia alle superiori, sconfessando per altro la qualità della scuola stessa e infine al tema del giuramento in italiano". Lo dichiara la deputata PD Ouidad Bakkali intervenendo in Aula sulla proposta di revoca della cittadinanza.
"Con un provvedimento di punizione collettiva e profilazione razziale – avverte la dem – il governo chiama emergenza la presenza di 242 ragazzi dentro gli istituti penali per minori e su loro si schianta. Un'emergenza che corrisponde allo 0,03% della popolazione minorile di origine straniera. E anche se allargassimo il campione prendendo in esame tutti coloro che sono in presa incarico del sistema giudiziario arriveremo a 17 mila persone che corrispondono all'altrettanto ridicolo 0,5%".
"Il vero tema politico – sottolinea la deputata – è che il governo non affronta ma aggrava ulteriormente la presenza di minori stranieri non accompagnati, che sì possono essere un problema di ordine pubblico ma solo perché l'esecutivo ha lasciato soli i comuni per tre anni e tagliato finanziamenti". "È un governo che non fa niente né per quel 1 milione e 200 mila minori di qualunque provenienza che vivono in povertà assoluta, né per l'aumento dell88% di quelli che assumono farmaci e psicofarmaci: questa sì che sono l'emergenza", conclude Bakkali.
Roma, 8 luglio 2026