(AGENPARL) - Roma, 7 Luglio 2026 - Sul ddl in materia di rappresentanza di interessi (AS 1780, già AC 2336), oggi all’esame del Senato, interviene SI.R.I.P. – Sindacato Rappresentanti Interessi Parlamentari, che rappresenta oltre il 50% degli iscritti al Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei Deputati.
«A The Good Lobby e al Forum del Terzo Settore diciamo una cosa semplice: facciamo fronte comune – dichiara Pietro Vivone, Segretario Generale di SIRIP. Ma partiamo da un dato di realtà: entrambi predicano trasparenza e, ad oggi, nessuno dei due risulta iscritto al Registro della Camera. La trasparenza si pratica prima di invocarla, e si comincia iscrivendosi».
Le due richieste in campo, osserva SIRIP, vanno in direzioni opposte ma portano allo stesso vicolo cieco: «The Good Lobby chiede di eliminare le esclusioni e includere tutti, principio che condividiamo; il Forum chiede l’esatto contrario, una nuova esenzione per sé. Inseguire l’emendamento perfetto o la propria uscita di sicurezza rischia, per ragioni opposte, di far naufragare l’ennesima volta una legge attesa da oltre cinquant’anni. Noi scegliamo un’altra strada: prima si approva la norma nel testo già licenziato dalla Camera, poi la si migliora insieme. È ciò che SIRIP fa ogni giorno: mette insieme interessi diversi e li coordina».
Sul metodo, SIRIP indica la leva più efficace: rendere l’iscrizione un vantaggio, non un peso. «La legge riconosce agli iscritti diritti e prerogative precise: accesso alle sedi istituzionali, partecipazione alle consultazioni, presentazione di proposte, agenda pubblica degli incontri. Rafforzando queste prerogative e rendendole esclusive di chi è iscritto, chi ha voluto restare fuori si ritroverà depotenziato, tagliato fuori dai canali riconosciuti. L’esclusione, da privilegio, diventa una zavorra: e la trasparenza si estende da sé, per convenienza prima ancora che per obbligo».
SIRIP invita poi il Forum a non allarmare il territorio con un errore di valutazione: «Si è detto che piccole realtà, associazioni e volontariato, collaborando con le istituzioni locali, dovrebbero sobbarcarsi pesanti obblighi burocratici. Non è vero: il ddl considera “decisori pubblici”, a livello territoriale, solo Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni capoluogo di Regione. Il dialogo con il proprio Comune resta fuori dalla legge e non comporta alcun obbligo; e l’obbligo vale comunque solo per chi opera in forma professionale e continuativa, non per il volontario o il cittadino. Difendere il Terzo settore da adempimenti inesistenti significa combattere un nemico immaginario».
Infine una nota a The Good Lobby: «Il video LobbyQuark è ben fatto e la battaglia per la trasparenza la condividiamo, aggiunge Vivone, ma evitiamo semplificazioni: la tutela degli interessi diffusi non è un monopolio del Terzo settore. La esercitano anche i sindacati, che a nostro avviso vanno inclusi negli obblighi, e la esercitano cittadini, associazioni professionali e spesso le stesse imprese. Ridurre gli “interessi diffusi” a un’unica categoria è la narrazione che alimenta le richieste di esenzione».
«Il faro va acceso adesso, conclude Vivone: uniamo gli interessi invece di dividerli, approviamo la legge e battiamoci insieme per allargarne il perimetro. SIRIP è pronta a coordinare questo fronte».
