(AGENPARL) - Roma, 11 Giugno 2026 - Direttore Responsabile: Laura Sutto
Nota del consigliere regionale Antonio Paolo Scalera (Lega).
"Vent'anni di occasioni perdute: i numeri di Bankitalia smontano la narrazione del miracolo pugliese e della Ferrari che Emiliano disse di lasciare in eredità per far correre l'economia della nostra regione.
I dati di Bankitalia, suggeriscono che le politiche regionali non sono riuscite a colmare divari storici né a imprimere una crescita significativamente superiore alla media del Mezzogiorno. La questione che emerge dal rapporto non riguarda, quindi, soltanto la crescita economica in senso quantitativo, ma la capacità di trasformarla in salari più elevati, maggiore produttività, sviluppo equilibrato dei territori e opportunità per le nuove generazioni. Il rapporto annuale della Banca d'Italia sull'economia della nostra regione consegna ai pugliesi una fotografia impietosa della realtà economica in cui viviamo e smentisce anni di trionfalismi e propaganda istituzionale.
Dal 2007 al 2023 la Puglia è cresciuta appena dell'1,1%. Sedici anni per ottenere un risultato sostanzialmente vicino alla stagnazione. Un dato che certifica l'incapacità delle politiche regionali di costruire uno sviluppo strutturale, duraturo e capace di generare benessere diffuso. Ancora più grave è il dato sulle retribuzioni: tra il 2008 e il 2023 i salari reali dei lavoratori pugliesi sono diminuiti del 9,8%. In altre parole, chi lavora oggi ha meno potere d'acquisto rispetto a quindici anni fa. Mentre il costo della vita aumenta, le famiglie vedono ridursi la propria capacità di spesa e di risparmio.
Il rapporto evidenzia, inoltre, profonde disuguaglianze territoriali. Se Bari registra una crescita sostenuta dai servizi, province strategiche come Taranto, Foggia e Brindisi continuano a perdere terreno. Taranto segna un preoccupante -5,1%, Foggia arretra del 3,5% e Brindisi dell'1,1%. Questi numeri raccontano una regione divisa, dove lo sviluppo si concentra in pochi territori mentre vaste aree restano escluse dalle opportunità di crescita. Particolarmente allarmante è il tema della produttività e del calo demografico. La riduzione della popolazione e la perdita di capitale umano rappresentano un segnale evidente delle difficoltà che migliaia di giovani e lavoratori incontrano ogni giorno. Troppi talenti continuano a lasciare la Puglia perché non trovano opportunità adeguate.
Anche il boom del turismo, spesso celebrato come soluzione a tutti i problemi economici regionali, merita una riflessione più seria. La stessa Banca d'Italia evidenzia che il settore presenta un'alta diffusione di lavoro stagionale, part-time e con retribuzioni inferiori alla media del settore privato. Nessuno mette in discussione il valore del turismo, ma una regione non può fondare il proprio futuro esclusivamente su occupazione precaria e bassi salari. Infine, continua la desertificazione bancaria: in dieci anni è scomparso quasi un terzo degli sportelli presenti sul territorio. Un fenomeno che colpisce soprattutto i piccoli comuni e le aree interne, aggravando le difficoltà di famiglie, anziani e imprese.
Di fronte a questi dati non servono slogan né campagne di comunicazione. Serve un'assunzione di responsabilità politica. Dopo venti anni di governi regionali di centrosinistra, il bilancio che emerge dal rapporto della Banca d'Italia è quello di una crescita insufficiente, salari più poveri, produttività debole e territori che continuano a perdere competitività. La Puglia merita una strategia economica fondata su industria, innovazione, ricerca, infrastrutture e lavoro di qualità. Continuare a presentare come successo una crescita dell'1,1% in sedici anni significa ignorare le difficoltà reali che vivono ogni giorno lavoratori, famiglie e imprese pugliesi. I dati sono chiari che non siamo di fronte a un modello vincente, ma a una regione che già in partenza ha deciso di rimanere indietro, mentre il resto del Paese corre"./comunicato
