(AGENPARL) - Roma, 11 Giugno 2026 - Il disegno di legge 1836 sulla cattura della CO₂, pur essendo incardinato nella Commissione Industria, ha un impatto diretto e crescente anche sul mondo agricolo e agroalimentare, perché la gestione del carbonio sta diventando un asse strategico delle politiche europee e nazionali. L’agricoltura non è più soltanto un settore emissivo ma un potenziale serbatoio di carbonio, capace di generare crediti, ridurre l’impronta climatica delle filiere e contribuire alla neutralità climatica. Il DDL introduce un quadro normativo che, pur pensato per l’industria hard‑to‑abate, apre spazi di integrazione con le bioenergie, con i processi di fermentazione e con le pratiche di gestione del suolo, elementi che nel comparto agroalimentare assumono un valore economico crescente
La cattura della CO₂ può riguardare direttamente le filiere che producono emissioni concentrate e relativamente pure, come distillerie, birrifici, zuccherifici, impianti di bioetanolo e biogas. In questi contesti la CO₂ è già oggi un sottoprodotto tecnicamente catturabile e riutilizzabile, e il DDL fornisce un quadro più chiaro per autorizzazioni, trasporto e stoccaggio, riducendo incertezza e costi. Per molte imprese agroalimentari questo significa poter trasformare un costo ambientale in una risorsa, integrando la CO₂ catturata in processi di refrigerazione, packaging o fertilizzazione controllata, oppure cedendola a filiere industriali che la impiegano come materia prima
Il provvedimento si intreccia anche con il tema del carbon farming, perché la definizione di standard di tracciabilità e certificazione della CO₂ catturata è un prerequisito per valorizzare economicamente le pratiche agricole che aumentano il carbonio organico nei suoli. Senza un sistema nazionale coerente, i crediti generati da agricoltori e imprese agroalimentari rischiano di non essere riconosciuti nei mercati europei. Il DDL, introducendo criteri uniformi per contabilizzazione e certificazione, contribuisce a costruire un’infrastruttura normativa che può includere anche il settore primario
Un altro punto di contatto riguarda le bioenergie. Gli impianti a biogas e biomasse, se dotati di sistemi di cattura, possono generare emissioni negative, un elemento che l’Europa considera essenziale per raggiungere la neutralità climatica. Il DDL 1836, chiarendo competenze e procedure, rende più semplice l’integrazione di tecnologie CCS negli impianti agricoli, con ricadute dirette sulla redditività delle aziende e sulla stabilità del settore energetico rurale. Questo aspetto è particolarmente rilevante per le aree interne, dove la filiera del biogas rappresenta una delle poche infrastrutture energetiche diffuse
Infine, il provvedimento ha implicazioni per la competitività del Made in Italy agroalimentare. Le filiere che sapranno dimostrare una riduzione certificata delle emissioni potranno accedere più facilmente ai mercati internazionali, rispondere alle richieste della grande distribuzione e posizionarsi meglio nei sistemi di etichettatura climatica che stanno emergendo in Europa. La cattura della CO₂ non è quindi un tema estraneo all’agricoltura, ma un tassello della trasformazione che sta investendo l’intero sistema agroalimentare, chiamato a coniugare sostenibilità, innovazione e valore economico.
https://www.senato.it/3584?shadow_organo=1190147
Sintesi dei lavori svolti il 10 giugno 2026, dalle 09:30 alle 09:35, riguardanti la Seduta n. 306, presieduta dal senatore Luca De Carlo
La pagina istituzionale del Senato dedicata alla 9ª Commissione permanente riporta che il 10 giugno 2026, dalle 09:30 alle 09:35, si è svolta la Seduta n. 306, presieduta dal senatore Luca De Carlo. La Commissione era convocata in sede consultiva per proseguire l’esame del disegno di legge A.S. 1836, dedicato alla cattura della CO₂, un provvedimento di competenza primaria della 8ª Commissione Ambiente, alla quale la 9ª è chiamata a fornire un parere.
Il relatore del provvedimento è lo stesso presidente De Carlo, che aveva già illustrato i contenuti del disegno di legge nella seduta precedente del 9 giugno 2026, indicata come Seduta n. 305. La pagina ricorda infatti che, nel corso di quella riunione, il relatore era intervenuto per presentare il testo e delinearne gli aspetti principali, avviando così il percorso di valutazione della Commissione.
Nella seduta del 10 giugno, la Commissione ha semplicemente proseguito l’esame del provvedimento, senza entrare nel merito di ulteriori discussioni o modifiche, e ha deciso di rinviare la trattazione a una seduta successiva. L’incontro è stato molto breve, segno di una fase procedurale in cui non erano previste audizioni, emendamenti o interventi politici rilevanti.
Il presidente ha svolto alcune comunicazioni sui lavori della Commissione, senza però riportarne il contenuto dettagliato, come avviene di norma nei comunicati sintetici delle sedute consultive.
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