(AGENPARL) - Roma, 10 Giugno 2026 - Il caporalato digitale è diventato la nuova forma di sfruttamento nelle campagne italiane, un’evoluzione tecnologica del caporalato tradizionale che sfrutta piattaforme, app, gruppi social e sistemi di reclutamento online per organizzare manodopera in modo irregolare. Il D.L. 62/2026 interviene proprio su questo fenomeno, riconoscendo che lo sfruttamento non passa più soltanto attraverso intermediari fisici, ma si è spostato su canali digitali difficili da tracciare e spesso fuori da ogni controllo.
Il decreto si inserisce nel solco della legge 199/2016, che aveva introdotto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ma amplia il perimetro normativo includendo gli strumenti digitali oggi utilizzati per reclutare braccianti, soprattutto stranieri, nelle fasi di raccolta stagionale. È un aggiornamento necessario, perché l’agricoltura è uno dei settori più vulnerabili: la stagionalità del lavoro spinge le aziende a cercare manodopera in tempi rapidi, la presenza massiccia di lavoratori stranieri facilita il ricorso a gruppi WhatsApp o Telegram gestiti da intermediari abusivi, e la frammentazione territoriale rende più difficile l’attività ispettiva. Il risultato è un sistema parallelo che opera fuori dai contratti collettivi, con paghe inferiori ai minimi e condizioni di lavoro non dignitose.
Il D.L. 62/2026 introduce tre strumenti fondamentali per contrastare questa deriva. Il primo riguarda la trasparenza: le piattaforme digitali che offrono servizi di intermediazione devono essere identificabili, registrate e conformi alla normativa sul lavoro, in continuità con i principi del d.lgs. 81/2015 sulla tracciabilità dei rapporti. Il secondo elemento è la responsabilità diretta delle imprese agricole, che rispondono in solido se utilizzano manodopera reclutata tramite canali digitali irregolari, in coerenza con l’articolo 603-bis del codice penale. Il terzo pilastro è il rafforzamento dei poteri ispettivi: gli ispettori potranno verificare non solo i luoghi di lavoro, ma anche i flussi digitali, gli annunci e i gruppi online utilizzati per il reclutamento.
L’obiettivo complessivo è duplice: ridurre lo sfruttamento nelle campagne, soprattutto durante le raccolte stagionali, e responsabilizzare le imprese, che dovranno verificare la regolarità dei canali attraverso cui reperiscono la manodopera. Il decreto apre anche alla possibilità di sviluppare piattaforme certificate, controllate e trasparenti, che possano sostituire i canali informali oggi dominanti e riportare il reclutamento all’interno di un quadro legale e verificabile.
🔗 Fonti istituzionali
- Camera dei deputati – Documentazione parlamentare https://temi.camera.it/leg19
- Legge 29 ottobre 2016, n. 199 https://www.normattiva.it
- Codice penale, art. 603-bis https://www.normattiva.it
- D.Lgs. 81/2015 https://www.normattiva.it