(AGENPARL) - Roma, 6 Giugno 2026 - Con il Regolamento UE 2024/1143, entrato in vigore nella primavera del 2024, l’Unione europea ha messo mano a una delle sue architetture più identitarie: quella delle Indicazioni Geografiche. È una riforma che non si limita a ritoccare norme esistenti, ma costruisce un impianto completamente nuovo, capace di riunire in un unico testo ciò che prima era disperso tra regolamenti separati per vini, prodotti agricoli, bevande spiritose e specialità tradizionali.
L’obiettivo è duplice: da un lato semplificare, rendendo più lineari le procedure di registrazione e aggiornamento dei disciplinari; dall’altro rafforzare la protezione delle denominazioni, soprattutto in un mercato globale dove imitazioni, evocazioni e concorrenza sleale sono diventate più sofisticate.
Uno dei passaggi più significativi riguarda il ruolo dei Consorzi di tutela, che escono dalla riforma con competenze più ampie e un mandato più forte. Non sono più solo custodi del disciplinare, ma veri e propri gestori della denominazione, con la possibilità di intervenire sulla regolazione dell’offerta, sulla sostenibilità, sulla promozione integrata e persino sul turismo enogastronomico. È un riconoscimento politico e operativo che valorizza il lavoro svolto negli ultimi anni dai consorzi italiani, spesso in prima linea nella difesa delle IG sui mercati internazionali.
Il regolamento introduce anche strumenti innovativi per la protezione online, un fronte sempre più cruciale nell’era dell’e‑commerce. Tra questi, sistemi di monitoraggio digitale sviluppati con EUIPO e meccanismi di geo‑blocking per impedire la vendita di prodotti che imitano le denominazioni protette.
Un altro capitolo importante riguarda l’uso delle IG come ingredienti nei prodotti trasformati: più trasparenza, più tracciabilità, più responsabilità. Chi utilizza un ingrediente DOP o IGP dovrà dichiararne la percentuale e informare il consorzio, evitando ambiguità e sfruttamento improprio del nome.
Per l’Italia, che con oltre 880 denominazioni è il Paese più ricco di IG al mondo, questa riforma rappresenta un passaggio strategico. Significa avere strumenti più moderni per difendere un patrimonio economico e culturale che vale miliardi di euro e che costituisce una parte essenziale dell’identità agroalimentare nazionale.
È una riforma che parla di competitività, ma anche di credibilità: perché in un mercato globale sempre più affollato, la forza delle Indicazioni Geografiche passa dalla capacità di essere riconoscibili, protette e ben governate.