(AGENPARL) - Roma, 5 Giugno 2026 - Il governo Meloni ci riprova col nucleare dimostrando scarso rispetto della
volontà popolare.
Non importa che già due volte il Paese si sia espresso per il NO in
referendum ampiamente partecipati (nel 1987 e nel 2011) e al termine di
dibattiti quantomai approfonditi. La realtà è che a proposito di nucleare
si sono svolti in Italia straordinari momenti di confronto informato a cui
hanno partecipato in centinaia di migliaia di cittadine/i con un contributo
decisivo della scienza.
Chi mostra ignoranza è un governo che vuole imporre una tecnologia ferma da
tempo perché senza prospettive se non di costi e pericoli. Mentre ancora
non hanno trovato una soluzione per le scorie già esistenti. I piccoli
reattori sono un'opzione che oggi non esiste. Il problema della politica
energetica italiana è di aver sussidiato in modi vergognosi fonti
assimilate alle rinnovabili col famigerato Cip 6, di dipendere totalmente
dalla speculazione finanziaria avendo moltiplicato a dismisura i contratti
spot (a breve durata) che la subiscono, di subire passivamente le logiche
di guerra e le relative speculazioni, di investire nel riarmo e non
adeguatamente in risparmio, efficienza e rinnovabili. D'altronde una
politica energetica adeguata richiede politiche industriali, urbane, di
trasporto e sociali inesistenti.
Meglio, per il governo, rispolverare il vecchio nucleare che, come il ponte
sullo Stretto, paga subito chi ci guadagna a non fare. Intanto pompe di
benzina, bollette, prezzi corrono. Con la guerra e la speculazione che si
porta dietro. Il nostro no al nucleare, civile e militare, è dunque in
campo. Sarà no grazie per la terza volta.
Comunista – Sinistra Europea
