(AGENPARL) - Roma, 4 Giugno 2026 - Quando si parla di agrivoltaico nel 2026, non si può prescindere dal contesto europeo che ne ha accelerato la diffusione. L’Italia non si muove in solitudine: si inserisce in una strategia comunitaria molto più ampia, che negli ultimi anni ha ridefinito il rapporto tra energia, agricoltura e tutela del territorio. Il primo pilastro è il Green Deal europeo, la grande cornice politica che punta alla neutralità climatica entro il 2050 e che, per la prima volta, ha riconosciuto la salute del suolo come elemento strutturale della transizione ecologica. Dentro il Green Deal è nata la proposta di Soil Monitoring Law, la legge quadro sul monitoraggio e la rigenerazione dei suoli, che fissa un obiettivo chiaro: suoli sani entro il 2050, attraverso pratiche agricole sostenibili, riduzione dell’erosione, tutela della fertilità e limitazione dell’impermeabilizzazione. È un cambio di paradigma: il suolo non è più solo un supporto produttivo, ma un ecosistema da proteggere.
Il secondo pilastro è REPowerEU, il piano varato nel 2022 per ridurre la dipendenza dell’Unione dai combustibili fossili importati, soprattutto dopo la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. REPowerEU chiede agli Stati membri di accelerare in modo drastico sulle rinnovabili, semplificare le autorizzazioni, individuare aree idonee e aumentare la produzione elettrica interna. L’agrivoltaico risponde perfettamente a questa logica: produce energia senza sottrarre suolo agricolo, riduce i costi energetici delle aziende e contribuisce alla sicurezza energetica nazionale.
Il terzo pilastro è l’obiettivo politico del “consumo di suolo zero al 2050”, già richiamato nella Strategia tematica per la protezione del suolo, nella Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’uso delle risorse e nel Settimo Programma di Azione Ambientale. L’idea è semplice ma radicale: entro metà secolo, l’Europa vuole azzerare il consumo netto di suolo, cioè evitare che nuove superfici agricole o naturali vengano impermeabilizzate da costruzioni, infrastrutture o impianti energetici. Ogni metro quadrato sottratto dovrà essere compensato, e gli Stati membri dovranno ridurre progressivamente il consumo di suolo già a partire dal 2030. In questo scenario, l’agrivoltaico diventa la tecnologia ideale: permette di produrre energia senza “mangiare” terra, anzi contribuendo a proteggerla da stress climatici, erosione e siccità.
È in questo intreccio di strategie europee che si colloca la scelta italiana di vietare il fotovoltaico a terra in area agricola (D.L. 63/2024) e di puntare con decisione sugli impianti agrivoltaici avanzati, riconosciuti come compatibili con la produzione agricola e con gli obiettivi comunitari. L’Italia, in questo senso, non solo recepisce le linee guida europee, ma le interpreta in modo particolarmente rigoroso, diventando uno dei Paesi più allineati alla visione di un’Europa che vuole più energia rinnovabile, più sicurezza alimentare e meno consumo di suolo.