(AGENPARL) - Roma, 3 Giugno 2026 - Nel dibattito sul caro carburante torna al centro una questione che il settore agromeccanico denuncia da mesi: nonostante l’aumento delle risorse destinate al fondo di compensazione, le imprese agromeccaniche continuano a rimanere escluse dal meccanismo di ristoro. Una scelta che il comparto considera non solo penalizzante, ma anche incoerente rispetto al ruolo strategico che queste aziende svolgono all’interno delle filiere agricole.
Le imprese agromeccaniche – contoterzisti, operatori specializzati, aziende che forniscono servizi essenziali come lavorazioni del terreno, raccolta, semina, trattamenti e gestione delle macchine – sono tra le più esposte all’aumento dei costi energetici. Il carburante rappresenta infatti una delle voci più pesanti dei loro bilanci operativi. L’esclusione dal fondo, pur in presenza di un incremento delle risorse complessive, viene percepita come una disparità di trattamento rispetto alle aziende agricole che possono accedere ai ristori.
Le associazioni di categoria sottolineano che il settore agromeccanico è parte integrante della produzione agricola nazionale: senza i contoterzisti, molte aziende – soprattutto quelle medio‑piccole – non sarebbero in grado di garantire tempestività nelle lavorazioni, efficienza tecnica e continuità produttiva. Per questo motivo, l’assenza di misure compensative rischia di tradursi in un indebolimento dell’intera filiera, con effetti a cascata su costi, competitività e capacità di investimento.
Il tema è ora sul tavolo delle organizzazioni professionali, che chiedono al Governo di riconsiderare i criteri di accesso al fondo, alla luce dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dell’impatto diretto sulle attività agromeccaniche. La questione si inserisce in un contesto più ampio di tensioni sui costi di produzione, che continua a mettere sotto pressione sia le aziende agricole sia i servizi che le supportano.