(AGENPARL) - Roma, 30 Maggio 2026 - Il nuovo quadro tracciato dall’ISTAT restituisce un settore agricolo che si muove a due velocità. Da un lato, l’agriturismo continua a crescere, anche se con un passo moderato: nel 2024 le aziende autorizzate raggiungono quota 26.360, con un incremento dello 0,9% sull’anno precedente. È un’espansione lenta ma costante, che conferma la centralità dell’ospitalità rurale nel modello agricolo italiano, soprattutto nelle aree dove la multifunzionalità è ormai parte strutturale dell’identità aziendale. L’agriturismo resta uno dei pochi comparti capaci di attrarre pubblico, investimenti e narrazioni positive, mantenendo un legame diretto con il territorio e con la qualità delle produzioni.
Molto diversa è invece la dinamica dell’innovazione agricola. L’indagine ISTAT dedicata alle pratiche innovative mostra un dato che pesa come un campanello d’allarme: solo il 12% delle aziende agricole italiane ha introdotto innovazioni produttive o gestionali negli ultimi cinque anni. Il divario territoriale è marcato e quasi speculare alla geografia dello sviluppo: il Nord‑Est supera il 24%, il Nord‑Ovest sfiora il 20%, mentre Centro, Sud e Isole restano nettamente indietro, con percentuali che raramente raggiungono la doppia cifra. Anche la dimensione aziendale incide in modo evidente: le realtà più piccole innovano poco, mentre quelle sopra i 50 ettari mostrano una propensione molto più alta.
Il quadro che emerge è quello di un settore che, pur avendo punte di eccellenza, fatica a compiere un salto strutturale verso modelli più resilienti, digitali e competitivi. La maggior parte delle aziende che innovano lo fa con risorse proprie e senza un vero supporto esterno, segno di un ecosistema che non riesce ancora a trasformare la spinta alla modernizzazione in un processo diffuso.
La crescita degli agriturismi e la debolezza dell’innovazione agricola convivono così in una sorta di paradosso: l’Italia continua a valorizzare il proprio patrimonio rurale sul piano turistico e culturale, ma fatica a rinnovare i processi produttivi che dovrebbero sostenere la competitività del settore nel medio periodo. È un nodo che si intreccia con le sfide della nuova PAC, con la transizione ecologica e con la necessità di colmare il divario territoriale che ancora separa il Paese in due.