(AGENPARL) - Roma, 29 Maggio 2026 - Nel mosaico delle politiche economiche europee, lo Strumento SAFE – il nuovo meccanismo di prestiti agevolati pensato per sostenere gli Stati membri colpiti dagli shock economici degli ultimi anni – sta prendendo forma senza l’Italia. La Commissione europea ha confermato che, ad oggi, solo cinque Paesi hanno firmato l’accordo di prestito: Polonia, Lituania, Croazia, Romania e Belgio. Una partecipazione limitata, che però non impedisce a Bruxelles di avviare i primi finanziamenti.
Il caso più rilevante è quello della Polonia, che riceverà un primo esborso da 6,6 miliardi di euro, destinato a rafforzare la resilienza economica e sostenere investimenti strategici. È un segnale politico oltre che finanziario: Varsavia si conferma tra i Paesi più attivi nell’utilizzo degli strumenti europei post‑crisi, mentre altri governi – tra cui quello italiano – mantengono un atteggiamento più prudente.
La scelta dell’Italia di non aderire allo SAFE si inserisce in una linea di politica economica che privilegia margini di autonomia e un uso selettivo dei meccanismi europei di prestito. Roma, infatti, ha già fatto ricorso in modo massiccio al PNRR, ma ha evitato strumenti come il MES sanitario e ora anche SAFE, ritenendo non necessario aumentare l’esposizione debitoria verso Bruxelles.
La decisione, tuttavia, apre un dibattito interno: da un lato c’è chi sostiene che l’Italia, con un debito pubblico elevato, debba evitare nuovi prestiti; dall’altro chi teme che rinunciare a strumenti finanziari a condizioni favorevoli possa indebolire la capacità del Paese di sostenere investimenti in settori strategici, dall’agricoltura alla transizione energetica.
In ogni caso, la mossa italiana non passa inosservata. SAFE nasce come risposta europea a un contesto globale instabile – tra crisi energetiche, tensioni geopolitiche e rallentamento economico – e la sua attuazione parziale riflette le diverse sensibilità degli Stati membri sul ruolo dell’Unione nella gestione delle crisi.
Per ora, l’Italia osserva da fuori. Ma il dossier resta aperto, e la discussione potrebbe riaccendersi nei prossimi mesi, soprattutto se altri Paesi dovessero aderire o se Bruxelles decidesse di ampliare la portata dello strumento.