(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - La situazione del comparto risicolo europeo, con particolare riferimento alle aree produttive di Lombardia e Piemonte, evidenzia una criticità strutturale determinata dalla concomitanza di fattori economici, normativi e commerciali. Il settore registra un progressivo deterioramento della redditività aziendale, dovuto al crollo dei prezzi di vendita e all’aumento dei costi di produzione, in un contesto aggravato dalla crescente pressione concorrenziale del riso proveniente da Paesi terzi. Tale dinamica è favorita dal quadro tariffario definito dal Regolamento (UE) n. 978/2012 sul Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG), che consente l’ingresso di prodotto a dazio zero, e dalla recente svalutazione del dollaro, che ha ulteriormente incrementato la competitività delle importazioni extra‑UE.
Le aziende risicole italiane, localizzate prevalentemente nel cosiddetto “triangolo d’oro del riso” (province di Pavia, Novara e Vercelli), operano in un sistema produttivo caratterizzato da elevati standard ambientali, fitosanitari e sociali, imposti dalla normativa comunitaria. Tali requisiti, pur essenziali per la tutela del consumatore e dell’ambiente, generano costi aggiuntivi che non trovano corrispondenza nei Paesi esportatori, determinando una asimmetria competitiva più volte segnalata dalle organizzazioni professionali del settore.
In tale quadro, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha predisposto un dossier tecnico finalizzato all’attivazione della clausola di salvaguardia prevista dall’art. 22 del Reg. (UE) 978/2012, al fine di limitare temporaneamente le importazioni qualora queste arrechino grave pregiudizio ai produttori europei. Il Piano di settore per la filiera del riso, pubblicato dal Ministero, fornisce inoltre un’analisi dettagliata delle criticità e individua le priorità di intervento per il rafforzamento della competitività.
Le associazioni di categoria – Coldiretti, Confagricoltura e CIA – hanno evidenziato, anche attraverso documenti congiunti, la necessità di un riequilibrio del mercato e di una revisione delle politiche commerciali europee. Parallelamente, l’Ente Nazionale Risi continua a garantire un monitoraggio costante della produzione, della tracciabilità e delle dinamiche di mercato, mettendo a disposizione dati aggiornati e strumenti operativi per gli operatori della filiera.
Gli studi accademici e i rapporti del CREA confermano che la crisi del settore non è esclusivamente economica, ma anche ambientale: la gestione della risorsa idrica, la variabilità climatica e l’aumento degli eventi estremi incidono in modo significativo sui cicli produttivi e sulla stabilità delle rese.
Alla luce di tali elementi, si delineano alcune direttrici di intervento ritenute prioritarie: – attivazione tempestiva della clausola di salvaguardia; – revisione delle politiche commerciali dell’UE secondo criteri di reciprocità; – sostegno agli investimenti in innovazione tecnologica e infrastrutture irrigue; – valorizzazione del riso italiano attraverso etichettatura d’origine e rafforzamento della tracciabilità; – riconoscimento del ruolo strategico delle aree risicole di Lombardia e Piemonte nel quadro agricolo europeo.
Il comparto risicolo italiano rappresenta un presidio economico, territoriale e culturale di rilevanza strategica. La sua tutela richiede un’azione coordinata tra istituzioni nazionali, regionali ed europee, finalizzata a garantire condizioni di mercato eque, sostenibilità ambientale e continuità produttiva.