(AGENPARL) - Roma, 26 Maggio 2026 - Nel percorso parlamentare dedicato alla lotta allo spreco alimentare, i disegni di legge AS 972, 1145 e 1167 stanno convergendo verso un’unica direzione: aggiornare e rafforzare la cornice normativa italiana, a dieci anni dalla Legge Gadda, per rendere più efficiente il recupero del cibo e più consapevole il comportamento dei consumatori. La 9ª Commissione del Senato sta lavorando in sede redigente, con un clima che – al netto delle differenze tra i testi – appare orientato alla costruzione di un testo unificato.
Il primo dei tre provvedimenti, il ddl 972, punta soprattutto sulla dimensione culturale. Parte dall’idea che la riduzione dello spreco non possa essere imposta, ma debba essere compresa e interiorizzata. Per questo propone campagne nazionali rivolte ai cittadini, spiegando in modo chiaro la differenza tra le diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”, promuovendo l’uso della doggy bag e introducendo un logo volontario per gli operatori che adottano pratiche virtuose. È un approccio educativo, che coinvolge scuole, enti locali e associazioni dei consumatori, con l’obiettivo di rendere la prevenzione dello spreco un gesto quotidiano.
Il ddl 1145 si muove su un terreno simile, ma con un’attenzione particolare alla ristorazione. Qui l’asporto del cibo non consumato diventa un tassello centrale: non più un’abitudine percepita come marginale o imbarazzante, ma una pratica normale, sostenuta da campagne informative e da incentivi per l’utilizzo di contenitori sostenibili. Il testo prevede anche un fondo dedicato alle iniziative di informazione, che le associazioni dei consumatori chiedono di poter utilizzare in via prioritaria, per garantire interventi capillari e mirati. Accanto a questo, il ddl interviene sulle donazioni degli alimenti invenduti, con l’obiettivo di semplificare le procedure e aumentare la quantità di cibo recuperato.
Il terzo provvedimento, il ddl 1167, amplia lo sguardo all’intera filiera. Non si concentra solo sul consumatore finale, ma interviene su produzione, trasformazione, distribuzione e ristorazione, introducendo strumenti sia premiali sia – potenzialmente – sanzionatori. È proprio questo il punto che ha suscitato più osservazioni nelle audizioni: le associazioni dei consumatori e diversi soggetti della filiera hanno segnalato il rischio che un sistema di sanzioni possa generare effetti controproducenti, preferendo un modello basato su incentivi e riconoscimenti. Il testo, inoltre, si collega al progetto del reddito alimentare e riprende l’idea del logo volontario, che ANCI propone di integrare in un sistema più ampio di certificazione delle buone pratiche.
Dalle audizioni emerge un quadro abbastanza coerente: i tre disegni di legge non si sovrappongono, ma si completano. Tutti riconoscono la necessità di rafforzare la normativa esistente, migliorare la logistica del recupero, sostenere le donazioni e rendere più semplice e naturale il riutilizzo del cibo. La Commissione sta quindi lavorando per armonizzare i testi, con l’obiettivo di arrivare a un provvedimento organico che tenga insieme educazione, incentivi, semplificazioni e strumenti operativi per tutta la filiera.
Il risultato atteso è una legge più moderna, capace di affrontare lo spreco alimentare non come un problema marginale, ma come una questione economica, sociale e ambientale che coinvolge tutti: produttori, distributori, ristoratori, enti locali, terzo settore e cittadini.