(AGENPARL) - Roma, 10 Maggio 2026 - "Qui non parliamo di paperoni con lo yacht a Cecina come passatempo estivo – prosegue – Parliamo di famiglie, cittadini, persone normali, spesso del territorio, che avevano investito somme importanti, in alcuni casi decine di migliaia di euro, dentro un'operazione presentata per anni come strategica, sociale, utile alla città. Quando quelle persone hanno visto crollare le proprie aspettative, il Comune non ha battuto un colpo con la stessa intensità che mostra oggi per i propri crediti".
"Ed è questo il punto politico. Per anni l'interesse sociale è stato usato come argomento per non rompere, non fermare, non creare scossoni, non far saltare il banco. Si diceva che bisognava andare avanti per tutelare tutti: chi aveva rogitato, chi non aveva ancora rogitato, chi aveva creduto nel progetto. Alla fine il banco è saltato comunque, ma nel modo peggiore: sulle spalle dei cittadini, dei soci, del Comune e dell'intera collettività – sottolinea – Il Comune non era uno spettatore seduto in tribuna con il binocolo. Era titolare della concessione demaniale, creditore e soggetto chiamato a presidiare l'interesse pubblico. Proprio per questo oggi non basta indignarsi. Bisogna spiegare che cosa è stato fatto prima, quali garanzie sono state attivate, quali fideiussioni potevano essere escusse, quali obblighi convenzionali sono stati fatti valere e quali strumenti sono stati davvero utilizzati per evitare che la situazione arrivasse a questo punto".
"Sul porto di Cecina il problema non è solo giudiziario o contabile – sottolinea – È una vicenda che racconta anni di rinvii, ambiguità, garanzie non presidiate fino in fondo e scelte mai chiarite. Oggi il Comune fa bene a difendere i propri crediti, ma avrebbe dovuto avere la stessa energia quando a essere travolti erano i cittadini. Questa è la responsabilità politica che nessun comunicato indignato può cancellare: si è aspettato troppo, si è intervenuti tardi, si è lasciato che il conto arrivasse tutto insieme. E come spesso accade, quando la politica rinvia, alla fine pagano gli altri", conclude.
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