(AGENPARL) - Roma, 27 Aprile 2026 - Nuovi sviluppi diplomatici emergono nello scontro tra Iran e Stati Uniti. Secondo diverse indiscrezioni, Teheran avrebbe avanzato una proposta a Washington per riaprire lo Stretto di Hormuz, porre fine al conflitto in corso e rinviare i negoziati sul programma nucleare.
La proposta sarebbe ora al vaglio del presidente Donald Trump, che dovrebbe incontrare i team per la sicurezza nazionale e la politica estera per valutare i prossimi passi. Lo rende noto il Times of Israel in un articolo.
Un accordo parziale per uscire dalla crisi
L’offerta iraniana punterebbe a una de-escalation immediata sul piano militare ed economico, con la riapertura di una delle principali rotte energetiche mondiali e la fine delle ostilità iniziate a fine febbraio.
Tuttavia, il rinvio dei colloqui sul nucleare rappresenta un punto delicato. Trump ha più volte ribadito di non essere disposto ad accettare nulla di meno di un impegno chiaro da parte di Teheran a porre fine alle proprie attività nucleari.
La questione dell’uranio arricchito resta infatti centrale: l’Iran dispone di circa 440 chilogrammi arricchiti al 60%, un livello vicino alla soglia necessaria per scopi militari.
Il ruolo degli attori regionali
Il negoziato coinvolge diversi attori internazionali. Il Pakistan sta svolgendo un ruolo di mediazione tra le parti, mentre Israele insiste affinché qualsiasi accordo includa la fine definitiva delle ambizioni nucleari iraniane.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha intrapreso un’intensa attività diplomatica, con tappe a Mosca, Islamabad e contatti con Qatar e Arabia Saudita.
Secondo fonti regionali, Teheran starebbe anche cercando il sostegno dell’Oman per un possibile meccanismo di gestione dello stretto, incluso un sistema di pedaggi per le navi in transito.
Petrolio in aumento e mercati sotto pressione
Nel frattempo, i mercati energetici continuano a risentire della crisi. I prezzi del petrolio sono in forte rialzo: il Brent ha superato i 106 dollari al barile, mentre il WTI si attesta sopra i 95 dollari.
Dall’inizio del conflitto, i prezzi hanno registrato aumenti significativi, con rialzi settimanali tra i più alti degli ultimi anni. Il blocco quasi totale dello Stretto di Hormuz ha infatti interrotto le spedizioni globali di petrolio, gas naturale liquefatto e fertilizzanti.
Le petroliere restano bloccate nel Golfo Persico, incapaci di attraversare in sicurezza uno snodo attraverso cui passa circa il 20% delle forniture energetiche mondiali.
Tregua fragile e tensioni persistenti
Nonostante un cessate il fuoco entrato in vigore il 9 aprile, le tensioni restano elevate. Entrambe le parti continuano a scambiarsi minacce: l’Iran ha avvertito che risponderà con forza a eventuali nuove azioni militari, mentre Trump ha ordinato alle forze armate di neutralizzare possibili minacce navali.
Il presidente statunitense ha inoltre accennato all’esistenza di una proposta iraniana “molto migliore” rispetto alle precedenti, senza però fornire dettagli.
Un equilibrio ancora lontano
La possibile apertura iraniana rappresenta un segnale importante, ma il nodo del nucleare e le profonde divergenze tra le parti rendono ancora incerto l’esito dei negoziati.
Nel frattempo, la crisi nello Stretto di Hormuz continua a influenzare l’economia globale, dimostrando ancora una volta quanto gli equilibri geopolitici e quelli energetici siano strettamente interconnessi.