(AGENPARL) - Roma, 25 Aprile 2026 - “Ci voleva il sole di aprile per illuminare l’improvvisa folgorazione antifascista di Giorgia Meloni. Oggi la Presidente scopre che l’oppressione è un male e che la libertà è un “antidoto”. Peccato che, tra un brindisi alla democrazia e una corona d’alloro, il suo Governo somministri quotidianamente dosi massicce di intolleranza verso ogni voce fuori dal coro.
È commovente sentir parlare di valori costituzionali da chi, nel resto dell’anno, tratta la Costituzione come un fastidioso ostacolo al potere assoluto. La “sconfitta dell’oppressione” celebrata a favor di camera stride ferocemente con la realtà di un Esecutivo che ha fatto della clava mediatica, della repressione del dissenso e dell’occupazione bulgara della TV pubblica i propri marchi di fabbrica.
La Meloni parla di “coesione nazionale” mentre i suoi fedelissimi riscrivono la storia e le sue riforme puntano a smantellare l’equilibrio dei poteri. Un paradosso grottesco: si festeggia la Liberazione mentre si mettono le manette al pluralismo. Evidentemente, per Palazzo Chigi, la libertà è un concetto meraviglioso, a patto che sia la loro libertà di fare ciò che vogliono senza fastidiosi controlli democratici.
Meno retorica di circostanza, Presidente. Il Paese non ha bisogno di compitini scritti bene per l’occasione, ma di una coerenza che questo Governo non può permettersi. Celebrare la fine di un regime mentre se ne scimmiottano i metodi di controllo è un insulto alla memoria che nessuna nota d’agenzia potrà mai cancellare”.
Lo dichiara Giovanni Barbera, membro della Direzione nazionale di Rifondazione Comunista.