(AGENPARL) - Roma, 13 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Fri 13 March 2026 (ACON) Trieste, 13 mar – “La Regione da un lato sostiene di non
voler puntare su opere idrauliche invasive per il Tagliamento, ma
allo stesso tempo, con la modifica del Piano di gestione del
Rischio alluvioni approvato pi? di quattro anni fa dall’Autorit?
di Bacino delle Alpi Orientali, non rinuncia alla possibilit? di
nuove edificazioni nelle aree pi? delicate. ? una contraddizione
che rischia di aumentare, e non diminuire, la vulnerabilit? del
territorio”.
Lo afferma in una nota la consigliera regionale Serena Pellegrino
(Avs), a seguito della risposta in IV Commissione a
un’interrogazione sulle modifiche al Piano di gestione del
Rischio alluvioni.
“La delibera regionale 530/2024 – spiega Pellegrino – prevede
interventi lungo il Tagliamento con l’obiettivo dichiarato di
ridurre il rischio di alluvioni. Si tratta di una scelta che ho
gi? contestato perch?, almeno sulla carta si continua a
privilegiare opere impattanti invece di puntare su soluzioni pi?
diffuse e sostenibili, che garantirebbero la tutela del fiume”.
Secondo Pellegrino “la contraddizione diventa ancora pi? evidente
se si considerano le modifiche al Pgra e alla relativa
cartografia: non vorremmo che le importanti opere, anche costose,
che la Regione prevede di realizzare lungo il corso del
Tagliamento, risultino inutili se non abbinate al ripristino dei
vincoli di inedificabilit? per quei terreni posti in area
golenale, fragili dal punto di vista idraulico e a rischio di
esondazione, perch? la popolazione ha diritto di essere tutelata
dagli eventi catastrofali”.
“Impegnare, da un lato – aggiunge la consigliera -, del denaro
pubblico per inseguire progetti di ingegneria sul fiume, anche
per tutelare il patrimonio ambientale e, dall’altro, ridurre i
vincoli che dovrebbero limitare la pressione urbanistica nelle
aree pi? esposte, ? una contraddizione”.
Per questo l’esponente di Avs chiede “alla Giunta regionale di
chiarire quali siano le aree interessate dalle nuove possibilit?
edificatorie e quali modifiche siano state introdotte nelle norme
del piano”.
“La vera sicurezza idraulica – conclude Pellegrino – non si
costruisce con nuove opere, magari anche con pi? cemento lungo il
fiume. Serve, invece, una strategia diversa: lasciare spazio al
fiume, proteggere le aree naturali di espansione delle piene,
ridurre la pressione urbanistica nelle zone pi? vulnerabili e
tutelare la popolazione, nell’immediato, con un sistema di alert
quanto pi? sicuro possibile e la costituzione di un fondo che
possa dare aiuti a coloro che potrebbero subire sui beni
materiali”.
ACON/COM/sm
131114 MAR 26
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