(AGENPARL) - Roma, 28 Febbraio 2026 - Porto Marghera, 28 febbraio 2026 – «La decisione della Capitaneria di Porto di Venezia di normare l’utilizzo della conca di navigazione è senz’altro una buona notizia. Si tratta di una scelta saggia, che parte dal principio di sicurezza e che al contempo offre nuove opportunità di sviluppo al porto di Venezia. Così facendo, si potranno superare i limiti che necessariamente impone il Mose. Limiti, sia chiaro, che riteniamo necessari per il bene della nostra laguna», così Davide Calderan, presidente di Venezia Port Community (VPC) si è espresso sulla gestione della conca di navigazione.
Condivisibile, per Calderan, è anche la modalità con cui si è deciso di iniziare la gestione dei transiti a Mose alzato: «Adottare un sistema prudenziale è senz’altro necessario, la Capitaneria ha deciso di cominciare con navi di una certa stazza, per poi, pian piano, progredire. Questo consentirà a tutto il comparto di prendere sempre più dimestichezza con la conca, facendolo in piena sicurezza. Un vantaggio per operatori e per fruitori di questo servizio, che potranno contare su professionalità di eccellenza».
Oltre a questo, Calderan evidenzia come i costi non saranno un problema: «Le stime di utilizzo dell’accesso durante il sollevamento del Mose non saranno certamente compromissorie dell’economicità. Gli importi per le competenze di tutte le professionalità che saranno messe in campo saranno simili a quelli applicati alle navi oggi. Così si garantirà al porto di Venezia un’economia florida, che non impatti sull’esercizio delle navi che vorranno transitare senza attendere in rada che il sollevamento abbia la sua conclusione».
Proprio l’utilizzo delle conche fornirà un ulteriore incremento delle attività: «Potrebbe essere un primo passo nella determinazione del Porto regolato, questa gestione permetterà a Venezia di proseguire sul solco tracciato, e confermatoci a voce dal viceministro Rixi, sulla centralità dello scalo lagunare per il territorio. Venezia è fondamentale per la gestione economica del Paese, lo deve restare e si deve programmare un futuro adeguato alle potenzialità della nostra città, che da quanto è nata convive serenamente con le attività del porto. Gli evidenti problemi della città derivano da altri fattori, non certamente dalla nostra economia e da quanto generiamo come porto, che ci permette ancora di essere interlocutori commerciali con l’Europa».