(AGENPARL) - Roma, 9 Febbraio 2026(AGENPARL) – Mon 09 February 2026 FRANCESCO TREBISONDA
“Venticinque anni di successi assicurati.”
Il tono calmo di chi ascolta prima di parlare e l’energia lucida di chi vede oltre. Francesco Trebisonda, calabrese d’origine e cittadino del mondo per vocazione, celebra 25 anni in AON, una delle multinazionali più prestigiose nel settore del rischio, della consulenza finanziaria e del capital human management. Un traguardo di chi ha dedicato una vita al valore della crescita, propria e altrui.
Andrea Parisi, AD di AON, ha voluto premiarla personalmente: nozze d’argento che sanno di emozione, soddisfazione o consapevolezza?
Grazie, intanto, ad un capo veramente speciale: senza di lui le cose sarebbero andate molto diversamente. Alla domanda rispondo tutte e tre. L’emozione per ciò che ho costruito insieme con persone straordinarie, la soddisfazione di aver contribuito alla crescita di tante aziende e la consapevolezza di essere parte di un progetto globale che continua a evolvere. L’Azienda per me non è un “posto di lavoro”: è scuola permanente, laboratorio d’idee in cui ogni giorno riscrivi il modo di leggere il rischio e di supportare il cliente.
Lei ha iniziato dal Sud, da una terra che insegna fatica e determinazione…
In Calabria nulla si ottiene senza tenacia e lealtà. È un modo di essere, prima ancora che di lavorare. E là ho anche avuto modo di sperimentare modelli assicurativi che hanno funzionato alla perfezione. Oggi mi sembra ne siano sprovvisti. Ma certo, quella fame di riscatto figlia della mia terra e quella concretezza che nasce dove i sogni si costruiscono a mano sono valori che per me non invecchiano mai.
Regioni, un tema centrale della sua attività…
Direi che per una Regione una sana copertura assicurativa è il pilastro di una gestione smart: senza avercela, una causa per mancata manutenzione o una malpractice sanitaria possono prosciugare tesorerie, bloccare progetti e lasciare i cittadini senza rimborsi rapidi. Con le giuste polizze si possono trasformare i rischi in opportunità: amministratori protetti, servizi fluidi, soldi dei contribuenti messi a riparo.
Torniamo a lei. E’ riconosciuto da tutti come un grande interprete del “risk consulting”…Troppo buono. Certo, per me il rischio è un linguaggio. Devi saperlo leggere, tradurre, anticipare. Molti lo vedono come una minaccia, io lo considero un’opportunità: se sai gestirlo, diventa un acceleratore di valore. Oggi aiutiamo le imprese non solo a “coprirsi”, ma a progettare il futuro in modo sostenibile, consapevole, più intelligente. È un mestiere che coniuga intuizione e visione, tradizione e tecnologia.
Tante le aziende italiane arrivate, grazie a lei, su scenari internazionali competitivi: tutto merito dell’equilibrio tra territorio e globalità?
Posso dire che questo è stato “il” fattore cruciale. Un consulente moderno – è quello che da sempre sostiene Carlo Clavarino, mio executive chairman (che mi assunse 25 anni or sono con Paolo Montani e il compianto “maestro” Sergio Strummiello – deve avere testa globale ma piedi ben piantati per terra. La personalizzazione è la chiave: ogni impresa ha la sua “impronta genetica”, e devi rispettarla. La mediazione tra le due dimensioni può fare la differenza.
Un insegnamento, da professionista ma anche da uomo, di questi 25 anni?
Che il tempo premia chi resta coerente. La competenza è un dovere, ma la credibilità è un privilegio: la conquisti un giorno alla volta, con serietà e trasparenza. Ho imparato ad ascoltare prima di parlare, a prevedere prima di reagire. E a dare valore al tempo alle persone, perché è lì che si costruisce la fiducia.
Sostenibilità e digital finance: si riconosce in questi temi?
Assolutamente sì. Sono il presente, una volta erano il futuro. La sostenibilità è la base su cui si misura ogni decisione strategica, anche in ambito assicurativo e finanziario: non è un’etichetta, ma una responsabilità. E oggi più che mai il nostro ruolo è far comprendere alle aziende che essere sostenibili è anche la scelta più redditizia a lungo termine
“Non vendo polizze, accompagno storie d’impresa.” E’ una frase sua?
Sì e ne vado anche fiero. Il mio lavoro non è collocare prodotti, ma cucire strategie intorno alle persone. Ogni impresa è una storia fatta di coraggio, di decisioni che cambiano destini. Entrare in quella storia e contribuire a farla crescere non è un contratto, ma una relazione sui cui costruire qualcosa di più grande.
Qual è stato il momento più difficile di questi 25 anni e quello, invece, di cui va più fiero?
Il più difficile, sicuramente quello delle grandi crisi finanziarie: lì capisci quanto conta essere un punto fermo per i tuoi clienti. Non puoi vacillare, devi guidare. Il momento di maggiore orgoglio? Ogni volta che un imprenditore mi dice: “Con te mi sento le spalle coperte”. È la conferma che stai facendo la differenza.
Ma cosa promettono i prossimi anni?
Una crescita sempre più integrata tra dati, intelligenza artificiale e decisioni strategiche. In questo noi siamo già avanti, ma continueremo ad investire su ciò che nessun algoritmo potrà mai sostituire: l’intuizione e l’esperienza umana. Il futuro sarà fatto di tanto strumenti digitali, quanto di relazioni profonde.
E Francesco Trebisonda? Dove punta ora la sua bussola?
Direi sempre e comunque ad est. Dove tutto sorge. E guarda inevitabilmente al futuro, ma sempre con grande rispetto per il passato. Dopo 25 anni sento il bisogno di condividere, di restituire ciò che ho imparato. Voglio essere un mentore per i giovani consulenti, affinché comprendano che nel nostro mestiere il vero successo non è “fare affari”, ma creare valore autentico. Se le imprese crescono, cresci anche tu.
Ma un’impresa da dove dovrebbe partire per reggere i mercati di oggi?
Si comincia col capire dove si è vulnerabili, non solo sul piano finanziario, ma operativo, reputazionale, informatico, ambientale. In AON abbiamo sviluppato strumenti che mappano i rischi in modo dinamico, con dati in real time e intelligenza predittiva. La base? Conoscere se stessi prima ancora di espandersi.
Consumata l’era del credito facile, come si fa oggi a valorizzare il capitale di un’impresa In Italia?
Gestendo il rischio da manuale. Una banca o un investitore oggi guarda non solo ai bilanci, ma a come l’impresa governa l’incertezza. Strumenti come i rating di sostenibilità o le coperture parametriche permettono di presentarsi al mercato con una reputazione finanziaria solida. È questo il nuovo “collaterale”.
E in termini di competitività pura, quali sono i driver su cui puntare?
Segnalerei tre leve su tutte: digitalizzazione, intelligenza assicurativa e gestione del capitale umano. La prima dà velocità, la seconda offre protezione intelligente, la terza garantisce resilienza organizzativa.Oggi lavoriamo molto sulla Total Rewards Strategy, le politiche di retention, il welfare e benessere aziendale. Tutto ciò che migliora la produttività e la fidelizzazione. Investire sulle persone mette a riparo dalle crisi.
Prevenzione del rischio: come si convincono gli imprenditori “resistenti”?
Con l’esempio e con i numeri. Servono case history, metriche e modelli che facciano capire che ogni euro speso in prevenzione genera valore. Oggi noi di AON utilizziamo piattaforme di data & risk intelligence che trasformano la prevenzione in informazione economica. Parliamo di ROI della sicurezza, ESG score, impatto del rischio reputazionale. Quando un imprenditore li vede nero su bianco, cambia modo di decidere.
E allora: un consiglio pratico ad un’impresa italiana che vuole durare trent’anni?
Pensare in grande, anche se sei piccolo. Dotarsi di una governance chiara, adottare strumenti predittivi, diversificare le fonti di resilienza: assicurative, tecnologiche e finanziarie. E soprattutto, non considerare il consulente come un fornitore, ma come un partner strategico. Quando si rema nella stessa direzione, si può superare qualunque tempesta.
Francesco Trebisonda, Consigliere di Amministrazione e Direttore Commerciale Italiana di AON, esperto in risk management e corporate finance. Venticinque anni di carriera dedicati allo sviluppo delle imprese italiane e alla diffusione di una cultura del valore sostenibile. Radici calabresi, visione globale. Un “vecchio saggio” che parla il linguaggio del domani.
FOTO A SUPPORTO
Da sinistra: FRANCESCO TREBISONDA, ANDREA PARISI
Il board di AON ITALIA
