(AGENPARL) - Roma, 28 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Wed 28 January 2026 Aosta, 28 gennaio 2026
Comunicato stampa n. 43/SC-MP
Approvato un disegno di legge di modifica dell’esame di maturità
Nella seduta del 28 gennaio 2026, il Consiglio Valle ha approvato, con 28
voti a favore (UV, AC, FI, Lega VdA, PD-FP, La Renaissance, AdC) e 5
astensioni (FdI, AVS), un disegno di legge di modifica alla disciplina
dello svolgimento delle prove di francese all’esame di Stato del secondo
ciclo di istruzione.
Il provvedimento, presentato dalla Giunta regionale il 16 gennaio, modifica
la legge regionale n. 11/2018 per adeguarla alla riforma nazionale
dell’esame di Stato introdotta dal decreto-legge n. 127/2025. La riforma
attribuisce al Ministero la scelta delle materie d’esame e ridefinisce la
composizione delle commissioni d’esame, fissando a quattro il numero
massimo dei commissari. La Regione interviene per garantire la presenza di
un docente di francese nelle commissioni, senza aumentarne il numero,
attraverso la sostituzione di una disciplina ministeriale con il francese,
fatti salvi i percorsi in cui la lingua è già prevista, come l’Esabac.
Sul disegno di legge è stato approvato, con 30 voti a favore e tre
astensioni (FdI), un ordine del giorno sostitutivo di tre iniziative
depositate in Aula, di cui una dei gruppi UV, CA e FI, una dei gruppi Lega
VdA, La Renaissance e AdC, una del gruppo PD-FP. Il testo impegna la Giunta
regionale ad avviare, una volta superata la transitorietà dovuta alla fase
emergenziale legata all’anno scolastico 2025-2026, interlocuzioni con il
Ministero dell’istruzione, finalizzate alla definizione di un accordo
istituzionale che consenta di garantire la tutela della specificità
linguistica valdostana, nel rispetto del principio costituzionale di
uguaglianza sostanziale, nonché a perseguire un assetto delle commissioni
d’esame che garantisca uno svolgimento dell’esame di Stato il più possibile
equo, completo e coerente con la pluralità delle aree disciplinari,
assicurando un adeguato equilibrio nella valutazione e una maggiore qualità
complessiva del percorso d’esame, anche alla luce delle valutazioni emerse
dal confronto con il mondo della scuola.
Contestualmente è stato respinto un emendamento del gruppo AVS che chiedeva
di applicare le disposizioni sulle commissioni d’esame limitatamente
all’anno scolastico 2025-2026.
La relazione d’Aula
La Consigliera Cristina Machet (UV) ne ha illustrato in Aula i contenuti: «
Ce projet de loi naît d’une exigence claire: coordonner la réglementation
régionale avec la réforme nationale de l’examen d’État, tout en préservant
les spécificités de la Vallée d’Aoste. Le français n’est pas une matière
comme les autres: c’est une langue officielle, de l’histoire, de la
culture, une part intégrante de notre identité. Défendre sa présence
qualifiée dans l’examen d’État, c’est défendre notre identité. Nous sommes
conscients que remplacer une matière d’examen par le français peut réduire
la spécialisation des parcours, et c’est une question réelle qu’il faut
aborder par un dialogue continu avec le Ministère. Forcer la main
aujourd’hui aurait été un exercice d’autonomie au détriment des élèves,
risquant un changement de matière à quelques semaines de l’examen: un pari
insensé. Dans les conditions actuelles, ce projet de loi est la seule
solution conciliant la réglementation italienne et la protection de nos
prérogatives statutaires. Renoncer au français ou le marginaliser ne serait
pas un choix neutre: ce serait une renonciation politique et culturelle que
la Vallée d’Aoste ne peut se permettre. Parallèlement, il sera essentiel de
renforcer l’accompagnement pédagogique et le dialogue avec les écoles, pour
que le français soit perçu comme une opportunité et non un obstacle. Ce
projet de loi est un choix d’identité, qui exige responsabilité et
politiques éducatives à la hauteur. Parce que le français n’est pas
seulement une épreuve d’examen: c’est une partie de nous.»
Il dibattito in Aula
Per il Capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin, il disegno di
legge solleva «evidenti criticità nella scelta delle materie e
nell’organizzazione della maturità soprattutto per gli istituti tecnici e
professionali, dove le materie sostituibili con il francese sono materie
caratterizzanti. Si pregiudicherebbe così l’entità dell’indirizzo a favore
della lingua francese, creando uno squilibrio tra gli studenti valdostani e
il resto d’Italia. Un disegno di legge che arriva in ritardo, senza che ci
siano state delle serie interlocuzioni con il Ministro dell’istruzione e
del merito per tutelare le nostre specificità e adattare la riforma al
nostro ordinamento, rivendicando la nostra Autonomia. Per questo, abbiamo
presentato con la Renaissance Valdôtaine e gli Autonomisti di Centro un
ordine del giorno che, in accordo con quanto emerso dall’audizione dei
sindacati, impegni il Governo a rendere transitoria la norma rivendicando
con una trattativa il nostro particolarismo. La maggioranza, copiando
quanto da noi depositato, arriva ad auto impegnarsi a fare lo stesso
dimenticando proprio l’elemento chiave, ovvero la transitorietà. Auspico
quindi che il buonsenso prevalga e che si arrivi a modificare la legge a
beneficio degli studenti valdostani.»
La Capogruppo di AVS, Chiara Minelli, ha ribadito «il giudizio negativo sul
nuovo esame di maturità voluto dal Governo nazionale, a partire dalla
ridenominazione che ne indebolisce la natura istituzionale e certificativa
e che, in prospettiva, rischia di incidere sul valore legale del titolo di
studio. Le maggiori perplessità riguardano però la riduzione dei commissari
da sei a quattro, motivata da presunti risparmi che non trovano riscontro,
mentre ciò che servirebbe davvero sarebbe l’aumento dei compensi, fermi da
quasi vent’anni. È negativo anche l’impoverimento del colloquio orale e la
scelta centralizzata delle materie. Per la Valle d’Aosta si aggiunge
un’imposizione inaccettabile per una Regione autonoma, giustificata da un
parere ministeriale che non escludeva interlocuzioni politiche. Siamo
consapevoli che forzare ora la mano penalizzerebbe gli studenti; per questo
condividiamo la richiesta dei sindacati di limitare la norma all’anno in
corso e di lavorare a una nuova disciplina regionale, obiettivo che
perseguiamo con l’emendamento depositato.»
Il Vicecapogruppo di AVS, Eugenio Torrione, ha aggiunto: «Ci troviamo di
fronte ad una situazione in cui sembra che siamo tutti d’accordo, ma ci
stiamo incartando sulle modalità. Bene che ci siano degli ordini del giorno
su questo disegno di legge, ma il nostro emendamento, che introduce la
transitorietà, è uno strumento più forte. Per le verifiche che abbiamo
fatto, la clausola di transitorietà rappresenta una tecnica legislativa
ordinaria e del tutto legittima. La richiesta arriva forte dalla scuola:
molte istituzioni scolastiche hanno chiesto l’inserimento di una norma
transitoria.»
«Nutro forti dubbi sul fatto che una norma transitoria possa rappresentare
una soluzione adeguata – ha spiegato il Consigliere Fulvio Centoz (PD-FP) –
. Limitare questa modalità al solo esame di Stato 2025-2026 ci espone al
rischio concreto che, qualora non si riuscisse ad approvare in tempo una
nuova disciplina o una riforma complessiva, si creino difficoltà per le
scuole e per lo svolgimento degli esami negli anni successivi, a partire
dal 2026-2027. Inoltre, prevedere che in Valle d’Aosta l’esame di maturità
abbia una validità circoscritta a un solo anno solleva un problema
evidente: il rilascio di titoli di studio con valore legale sull’intero
territorio nazionale rientra nella competenza esclusiva dello Stato e non
può essere oggetto di limitazioni temporali stabilite unilateralmente da
una Regione. Ritengo, invece, che l’intero Consiglio – non solo la
maggioranza, non solo il PD o la Lega che hanno presentato ordini del
giorno – debba conferire un mandato politico forte al Governo regionale e
all’Assessore, affinché possano disporre della necessaria legittimazione
per avviare un’interlocuzione seria, strutturata e credibile con il
Ministero.»
Il Capogruppo di AdC, Marco Carrel, ha dichiarato: «Subiamo questo disegno
di legge, ma ci interroga su cosa possiamo fare in prospettiva come
Regione. Il francese deve essere vissuto come un’opportunità e non come
un’imposizione: ignorarne l’importanza significherebbe disconoscere il
nostro Statuto. Prendiamo atto che si tratta di una riforma nazionale, ma
ci chiediamo cosa abbiano fatto la Giunta regionale, i nostri parlamentari
e quale sia stata la nostra posizione in Conferenza delle Regioni per
tutelare le nostre prerogative. Per questo voterò a favore di tutte le
iniziative che introducono la transitorietà della norma, non possiamo
permetterci di chiudere qui questa discussione in quanto è un tema che deve
essere affrontato dalla politica, non dalla parte tecnica e dobbiamo farlo
con tempi certi.»
«Stiamo capendo che ci si poteva muovere prima, ma ciò non è stato fatto –
ha osservato il Vicecapogruppo della Lega VdA, Simone Perron -. Ora si esce
con una legge di poche righe, presentata come grande intervento quando in
realtà è un adeguamento temporaneo. La norma transitoria è stata messa sul
tavolo come un taccone. Riteniamo che possa essere approvata soltanto se si
esplicita la volontà di interlocuzioni con il Ministero.»
«Avevamo bisogno di questa riforma nazionale per infilarci il marchio
dell’identità valdostana e del bilinguismo? – ha osservato il Consigliere
Massimo Lattanzi (FdI) -. Con questo disegno di legge, i nostri studenti si
troveranno ad affrontare un esame di maturità più complesso rispetto agli
studenti delle altre regioni e saranno in difficoltà a doversi esprimere in
francese su materie caratterizzanti il loro indirizzo di studio. Studenti
che, peraltro, nessuno ha ascoltato e che chiedono di parlare più inglese,
anche in Valle d’Aosta. Vogliamo fare una riforma in cui anche nelle scuole
valdostane le nostre madrelingue, italiano e francese, siano accompagnate
da un egual se non maggiore utilizzo dell’inglese?»
«Non si può stare sull’Aventino, oggi dobbiamo farci carico di un problema
contingente legato all’anno scolastico 2025-2026 – ha sottolineato il
Capogruppo di CA, Marco Viérin -. Gli ordini del giorno hanno delle
sfaccettature diverse, ma tendono ad avere lo stesso obiettivo. Ritengo
pertanto che si potrebbe trovare un accordo su un testo unico, anche se ci
sono delle diversità nei vari testi: se vogliamo un testo unitario, ognuno
dovrà rinunciare a qualcosa del proprio.»
«In nome dell’uniformità si finisce per penalizzare chi ha delle
specificità che non si è certo inventato ieri, ma che sono sancite da uno
Statuto e che avrebbero dovuto essere valorizzate – ha detto la
Vicecapogruppo del PD-FP, Clotilde Forcellati -. Riconosciamo la necessità
e l’urgenza di questo disegno di legge, ma riteniamo necessario lavorare
insieme per portare a casa ciò che i sindacati, che rappresentano il mondo
della scuola, ci hanno chiesto impegnandoci affinché questa sia davvero una
fase di transizione. Per fare ciò, serve un’interlocuzione seria con il
Ministero, cosa che a livello politico, finora, non è stata fatta a
sufficienza. Non ci convince la sostituzione di un commissario d’esame con
un docente di francese. Piuttosto che sostituire preferiamo aggiungere un
commissario e, anche su questo aspetto, l’invito è a collaborare affinché
questa legge possa essere modificata attraverso interlocuzioni politiche
serie e continue.»
Per il Capogruppo di FI, Pierluigi Marquis, «la riforma nazionale nasce
dall’esigenza da parte dello Stato di rendere uniforme la questione degli
esami di Stato per cercare di migliorare la valutazione delle esperienze
scolastiche. Oggi, occorre armonizzare le esigenze dello Stato con la
tutela delle nostre prerogative. Al momento non si può fare di più di ciò
che è stato fatto e, a salvaguardia di tutti i nostri studenti, è corretto
l’approccio individuato: approvare questa norma che ha carattere
transitorio e, dopo le interlocuzioni con il Governo nazionale, adottare
una norma che tuteli la lingua francese e il nostro Statuto e le esigenze
della scuola.»
«Intervengo anche in qualità di ex Assessore all’istruzione – ha dichiarato
il Capogruppo di PD-Federalisti Progressisti VdA, Jean-Pierre Guichardaz -.
Il decreto-legge è stato convertito in legge pochi giorni prima della
cessazione del mio incarico, quando non esisteva alcun chiarimento formale
del Ministero sull’interpretazione restrittiva oggi assunta come
presupposto dell’urgenza di questo disegno di legge: il quadro normativo
era quindi incerto. Molte Regioni, con cui mi sono confrontato, vedevano in
questa riforma più un’operazione di intestazione politica che un reale
miglioramento dell’esame di maturità. Ribadisco che il disegno di legge è
oggi un atto necessario sul piano tecnico: serve a evitare problemi
organizzativi per le scuole, a ridurre il rischio di contenziosi e a
garantire agli studenti un esame ordinato. Non neghiamo il problema e non
lo strumentalizziamo, perché prendiamo sul serio la scuola e l’autonomia
valdostana. Qui parliamo di due lingue ufficiali riconosciute dallo
Statuto, italiano e francese, non gerarchizzabili e fondative
dell’ordinamento scolastico valdostano. Per questo abbiamo presentato un
ordine del giorno che propone di lavorare a un modello di esame valdostano
che superi la logica della sostituzione di un commissario per dare piena
coerenza al principio di parità linguistica.»
«Questa legge non è quella che immaginavamo – ha detto in replica
l’Assessore all’istruzione, Erik Lavevaz -. Mi sono occupato del tema
subito dopo il mio insediamento con un obiettivo chiaro e condiviso:
l’aggiunta di un commissario di francese, non la sostituzione di uno dei
commissari previsti. Dalle interlocuzioni che abbiamo avuto con il
Ministero dell’istruzione – sfociate nella richiesta di un parere formale a
cui abbiamo avuto risposta, dopo diversi solleciti, lo scorso 12 gennaio –
non è stato possibile, al momento, trovare un accordo e abbiamo dovuto
prenderne atto. Infatti, con un parere scritto che rendeva certa
l’impugnativa, approvare una legge destinata a essere impugnata avrebbe
significato creare una grave incertezza a pochi mesi dall’esame di
maturità, danneggiando direttamente studenti e scuole. Respingo le critiche
sui ritardi mentre condivido le preoccupazioni per gli indirizzi
professionali e per la disomogeneità rispetto all’esame di maturità a
livello nazionale. Nei prossimi giorni, sarà necessario compiere scelte
complesse, mantenendo il giusto equilibrio tra indirizzi di studio, materie
scientifiche e umanistiche. Sulla transitorietà, ho effettuato tutte le
verifiche necessarie con gli uffici competenti ed è emerso chiaramente che
non è ammissibile una norma transitoria senza definire sin da subito il
regime successivo. Sono contento che si sia trovata un’ampia condivisione
su un ordine del giorno che mi porterà a riprendere con più autorevolezza
le interlocuzioni con il Ministero. La Valle d’Aosta merita una soluzione
diversa e più corretta.»
«La nostra attenzione deve sempre essere rivolta all’utente finale, in
questo caso gli studenti, che devono avere la tranquillità di sostenere
l’esame con modalità certe – ha concluso il Presidente della Regione, Renzo
Testolin -. Con l’approvazione di questo disegno di legge, a larghissima
maggioranza, sottolineiamo ancora una volta che la nostra prerogativa
statutaria è stata rispettata e addirittura rilanciata. Questo è un dato di
fatto. Inoltre, è da valutare positivamente la volontà di fare sintesi e
fronte comune rispetto al prosieguo del lavoro ancora da fare.»
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