
(AGENPARL) – Sat 30 August 2025 Eventi calamitosi: Cia Potenza-Matera, il ricorso alle polizze di
assicurazione non può essere l’unico “rimedio”
Di fronte ai sempre più numerosi eventi calamitosi – come quelli di questi
giorni – che si abbattono principalmente sulle colture e le aziende
agricole il ricorso alle polizze di assicurazione non può essere l’unico
“rimedio”. Così Cia-Agricoltori Potenza-Matera riferendo i dati del Report
Ismea 2024 sulla gestione del rischio in agricoltura. La situazione –
sottolineano i presidenti Cia Potenza Giambattista Lorusso e Matera
Giuseppe Stasi – è complessa e con grandi problematicità per i nostri
titolari di aziende e di allevamenti. In Basilicata, la superficie agricola
assicurata al 2023 rappresenta appena lo 0,7% e sale al 3,8% in rapporto
alla superficie agricola utile. Per le colture vegetali i valori assicurati
raggiungono quota 60,5 milioni con un decremento del 3,4% in un anno. La
superficie assicurata complessivamente ammonta a 8.800 ettari. Sempre
Ismea riferisce che i fondi complessivi della Regione Basilicata (Psr
2014-2022) per la gestione del rischio ammontano a 11,4 milioni e che
l’avanzamento di spesa al 31 dicembre 2023 è al 53%. A questi si aggiungono
5,3 milioni di euro di fondi per prevenzione e ripristino danni da calamità
naturali. Nella nostra regione il numero maggiore di polizze è in zootecnia
con 157 polizze e 16,7 milioni di euro di valore assicurato. Per i
presidenti Cia Potenza e Matera “l’alto costo delle polizze e le ripetute
crisi di produzione e di mercato con prezzi scarsamente remunerativi per
diversi prodotti di stagione scoraggiano gli agricoltori, mentre “bombe
d’acqua”, piogge improvvise e torrenziali, allagamenti-alluvioni, gelo
primaverile, grandinate e temperature improvvisamente “africane” ormai non
sono più eventi eccezionali”. Inoltre -per i dirigenti Cia – i tagli
operati dal Ministero dell’Agricoltura sui contributi-polizze erogati da
Agea sono devastanti. Questo significa una sola cosa: di fronte agli eventi
climatici estremi sempre più costanti e frequenti, saranno ancora di meno
le aziende agricole che potranno assicurarsi e, dunque, attutire almeno in
parte le enormi perdite derivanti da grandinate, alluvioni e altre
calamità. Perdite che, inevitabilmente, porteranno alla scomparsa di molte
aziende. La situazione è davvero preoccupante”. “Se, per assicurarsi,
un’azienda agricola è chiamata a sostenere un aumento di un terzo dei costi
finora sostenuti, è chiaro che più difficilmente quell’impresa potrà
garantirsi una copertura accettabile dal rischio di perdere in un colpo
solo il lavoro di un intero anno” aggiungono i presidenti Cia. “I tagli
operati, dunque, vanno nella direzione opposta alla sostenibilità economica
del fare impresa nel settore primario. Bene la dichiarazione dello stato di
calamità ma bisogna affrontare anche questo tema con quello
della prevenzione che significa, principalmente, occuparsi della difesa del
suolo, assetto del territorio, regimentazione fiumi e torrenti”. Occorrerà
ricercare quindi la massima integrazione tra gli interventi programmati a
livello Ue e nazionale, anche nei diversi territori e rafforzare le
politiche di sostegno all’innovazione e alle azioni di valutazione,
prevenzione e mitigazione dei rischi”. Cia è molto critica: “Agricat,
pagato dagli agricoltori, doveva essere uno strumento efficace, invece è
una burocrazia di gestione lenta e male organizzata e rischia di fare
saltare il banco, con l’unico risultato di non girare le risorse alle
imprese agricole colpite. Il Fondo nasce con l’obiettivo di ampliare la
base delle aziende che ricorrono a strumenti di gestione del rischio e deve
essere quindi integrato alle polizze assicurative; a oggi Agricat è
completamente scollegato dall’assicurazione agevolata. Inoltre, è
inconcepibile che strumenti informatici e procedure inadeguate arrechino
enormi danni ai produttori, scaricando strumentalmente colpe sui tanti
Caa-Centri di assistenza agricola”. La Cia ha chiesto da tempo il
rifinanziamento del Fondo Nazionale per garantire un sostegno economico
adeguato agli agricoltori danneggiati e la più celere attuazione di ogni
provvedimento, rinnovando la proposta che vengano esplorate ulteriori fonti
di finanziamento (oltre alla Pac) per fare fronte alle calamità naturali.