(AGENPARL) - Roma, 18 Agosto 2025 - “Tra disuguaglianze ambientali e accesso equo alle risorse, le città cercano un nuovo equilibrio climatico. In un mondo sempre più urbanizzato, dove grande parte della popolazione globale vive nelle aree urbane, il cambiamento climatico si manifesta in maniera diseguale. Alcuni quartieri soffocano sotto ondate di calore sempre più frequenti, mentre altri si godono il fresco garantito da alberature e infrastrutture verdi. Alcune città sono all’avanguardia nella transizione ecologica, altre faticano a garantire i servizi di base. In questo scenario emerge un concetto chiave: l’uguaglianza climatica urbana. Ma cosa significa realmente e perché è una sfida cruciale per il futuro delle città L’uguaglianza climatica – o climate equity – è il principio secondo cui ogni cittadino, indipendentemente da reddito, origine etnica o luogo di residenza, dovrebbe godere dello stesso grado di protezione dagli impatti del cambiamento climatico, così come avere pari accesso ai benefici derivanti da politiche ambientali sostenibili. Nelle città, questo si traduce in accesso equo a spazi verdi, aria pulita, mobilità sostenibile, efficienza energetica e sistemi di raffreddamento naturale. Ma la realtà, oggi, è ben diversa. Molti studi infatti dimostrerebbero che le aree urbane più povere soffrono maggiormente gli effetti del cambiamento climatico. Nei quartieri periferici o storicamente emarginati mancano alberi, parchi, infrastrutture verdi, ma abbondano asfalto, traffico e cemento: tutti fattori che aggravano l’effetto isola di calore. Questo significa temperature più elevate, maggiore incidenza di malattie respiratorie e meno possibilità di trovare ristoro nei periodi critici. Allo stesso tempo, le comunità a basso reddito sono spesso meno preparate ad affrontare eventi estremi come alluvioni, blackout o scarsità idrica. Le case sono meno isolate, gli impianti meno efficienti, e le risorse per adattarsi sono spesso fuori portata. Dunque, alcune città stanno tentando di colmare questo divario. Ma per affrontare il cambiamento climatico in modo equo serve fare un salto di paradigma. Le strategie di adattamento devono diventare strumenti di inclusione sociale. Le infrastrutture verdi devono essere progettate per e con le comunità. E le risorse per la transizione ecologica devono raggiungere prima di tutto chi è più vulnerabile. A nostro giudizio, l’uguaglianza climatica non è un’utopia, ma una necessità. Non possiamo più permetterci città, dove chi ha meno, paga il prezzo più alto per una crisi che non ha contribuito a creare. Se il cambiamento climatico è una sfida globale, la giustizia ambientale è una questione profondamente locale. E la città, oggi più che mai, è il luogo dove può e deve nascere una nuova equità climatica. I governi globali lavorino in questa direzione”. È quanto dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca.
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