(AGENPARL) - Roma, 18 Ottobre 2024 - (AGENPARL) – ven 18 ottobre 2024 **Apuane, accordo tra Arpat e UniFirenze per lo studio dell’inquinamento da
marmettola**
/Scritto da Redazione, venerdì 18 ottobre 2024 alle 15:32/
Con l’obiettivo di assicurare il costante rafforzamento delle attività di
salvaguardia del distretto Apuo-Versiliese rispetto all’impatto derivante
dall’attività estrattiva, la Regione Toscana ha affidato ad Arpat un nuovo
progetto speciale cave per individuare le zone di provenienza della
marmettola (le polveri di marmo prodotte dalle attività estrattive) e
comprenderne i percorsi sotterranei.
Al fine di strutturare questa attività e sulla scorta di un accordo di
ricerca congiunto, stipulato tra Arpat e il Dipartimento di Scienze della
Terra (Dst) dell’Università degli Studi di Firenze, è stata individuata
una figura di ricercatore per indagini sul campo e in laboratorio, con
l’obiettivo di definire le modalità con cui la marmettola si trasmette nel
sottosuolo sino ad impattare gli acquiferi e le sorgenti carsiche. La
ricerca dovrà misurarsi con l’estrema complessità di un acquifero carsico
come quello apuano.
L’impiego di tecnologie di avanguardia come, ad esempio, analisi
micromorfologiche e microchimiche con microscopio elettronico e l’analisi
isotopica della marmettola e delle diverse tipologie di marmo apuano,
potrà consentire di individuare le zone di provenienza delle polveri che
intorbidano ad ogni piena le sorgenti carsiche apuane. Grazie alla
mappatura delle situazioni accertate di inquinamento da marmettola nelle
grotte e nei sistemi carsici delle Alpi Apuane ed all’impiego di test, da
parte del gruppo di ricerca del Dst coordinato da Leonardo Piccini sarà
possibile comprenderne anche i potenziali percorsi sotterranei nelle acque
sotterranee.
“Esprimo grande soddisfazione – ha dichiarato Monia Monni, assessora
regionale ad ambiente, economia circolare, difesa del suolo e protezione
civile – per l’avvio di un progetto di ricerca importante che ho fortemente
voluto per aumentare il grado di conoscenza tecnico-scientifica su un
sistema carsico estremamente complesso come quello delle Alpi Apuane. Per
questo desidero ringraziare sentitamente Arpat e l’Università di Firenze.
Questa ricerca sarà determinante anche per supportare la seconda parte del
nuovo progetto speciale sulle cave voluto e finanziato da Regione Toscana
che prevede risorse regionali pari a 500mila euro nel triennio 24/26 a
favore di Arpat con l’obiettivo di aumentare da subito le attività di
controllo in campo”.
“Compito scientifico dell’Agenzia è quello di indagare sulle reali cause
di questi effetti – ha precisato il direttore di Arpat Pietro Rubellini –
anche al fine di dare giusto riconoscimento a quelle aziende che si sono
impegnate e si impegnano a rispettare le prescrizioni sulle attività
estrattive”. I risultati della ricerca consentiranno di effettuare
controlli mirati, già in atto da parte di Arpat in collaborazione con le
Forze dell’ordine, finalizzati alla verifica dei sistemi di contenimento,
trattamento e smaltimento della marmettola in cantiere.
Le attività estrattive rappresentano una delle più importanti attività
economiche del distretto Apuo-Versiliese e sono autorizzate con
prescrizioni da parte di Arpat, coerentemente con la legge regionale
toscana 35/2015, specificamente finalizzate al contenimento
dell’inquinamento derivante da marmettola. Infatti, uno dei problemi
relativi ai residui del taglio del marmo in cava riguarda il trasporto dei
residui stessi da parte delle acque d’infiltrazione negli acquiferi
profondi fino alle sorgenti, che vengono utilizzate a fini acquedottistici.
Questi residui sono costituiti quasi esclusivamente da carbonato di calcio
che trasportato in sospensione può provocare criticità di distribuzione
acquedottistica ai fini della potabilità delle acque.
Ogni attività imprenditoriale estrattiva deve rispettare alcune
prescrizioni, tra cui l’obbligo di contenere e raccogliere la marmettola
che produce durante l’attività in cava, e adottare anche processi
produttivi per impedire che la stessa si infiltri nelle fratture carsiche
eventualmente incontrate, entrando in contatto con le falde acquifere.
Tuttavia, in questi anni Arpat, nelle attività di controllo, ha
riscontrato significative quantità di marmettola nell’acquifero carsico
apuano. Il fenomeno di inquinamento da marmettola potrebbe, in parte,
essere riconducibile anche alla rimobilizzazione di vecchi accumuli a causa
degli effetti del cambiamento climatico, cui sono imputabili eventi estremi
caratterizzati da piogge localizzate intense e di breve durata.
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