(AGENPARL) - Roma, 16 Ottobre 2024 - (AGENPARL) – mer 16 ottobre 2024 Libertà per Majidi Maysoon, anche Toscana raccoglie appello lanciato da
donne kurde
Scritto da Federico Taverniti, mercoledì 16 ottobre 2024
Anche la Regione Toscana raccoglie l’appello dell’associazione Unione donne
italiane e kurde (UDIK) per la liberazione di Majidi Maysoon, attivista
kurdo-iraniana, reporter e artista, attualmente detenuta nel carcere di
Reggio Calabria con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione
irregolare e di essere una scafista.
L’attivista di 28 anni, allontanata dall’Università in cui lavorava per il
suo impegno politico e sociale e che ha ricevuto minacce nel suo Paese, è
giunta in Italia su un’imbarcazione alla fine del 2023 per sfuggire
all’oppressione del regime.
L’assessora alle politiche sociali Serena Spinelli si è incontrata
stamattina con alcune rappresentanti dell’associazione UDIK che le hanno
chiesto di aderire e rilanciare l’appello per la liberazione di Majidi.
Richiesta alla quale hanno deciso di unirsi anche le assessore Monia Monni,
Alessandra Nardini e Stefania Saccardi.
“La vicenda di Majidi – ha commentato Giani – deve trovare l’attenzione
che merita, perché sembra proprio che alla base dell’accusa ci siano
elementi da chiarire e che potrebbero scagionarla. La sua storia somiglia a
quella di tante altre persone, costrette a scappare da paesi e governi dove
la tutela dei diritti umani non figura tra le priorità. Chi riesce a
sottrarsi e a trovare rifugio altrove deve però vederseli riconosciuti
questi diritti”.
“Con l’associazione – hanno detto le quattro assessore – abbiamo un
legame di collaborazione e di condivisone delle istanze in favore delle
donne curde, dei diritti, della libertà e dell’autodeterminazione dei
popoli. Majidi è stata costretta a fuggire dal suo paese per il suo
attivismo contro ogni forma di ingiustizia e violenza. Sul suo caso è
giusto che ci sia la massima attenzione, viste le tante lacune del
procedimento in corso, sulla base di un inasprimento delle norme introdotto
con il cosiddetto Decreto Cutro, e dato che la sua detenzione, tra scioperi
della fame e numerosi appelli, va avanti da mesi, dopo essere riuscita ad
arrivare in Italia dove invece avrebbe dovuto trovare accoglienza e
protezione”.
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