
La dr.ssa Balboni rilascia una intervista esclusiva al nostro giornale. Le risposte alle domande concernono elementi utili a far conoscere l’Associazione. Iniziamo con la nostra domanda a dirci in quale settore ha lavorato prima di dedicarsi alla LOTO. Il mio background professionale, risponde, si è realizzato prevalentemente nel settore automobilistico, fino a raggiungere posizioni di top management.
Quando, dove e perché nasce LOTO?
Loto nasce nel 2013 a Bologna. Nel 2011 mi è stato diagnosticato un tumore ovarico. Dopo intervento e terapie ho realizzato che molto pochi progressi scientifici erano stati raggiunti per la patologia negli ultimi 30 anni. Ho deciso quindi che avrei messo le mie competenze per dare voce alle esigenze di tante donne colpite da tumore ovarico, per favorire lo sviluppo della ricerca scientifica e fare informazione su una patologia poco conosciuta e spesso sottovalutata. Ho sempre pensato che la conoscenza sia la prima vera arma per attuare una prevenzione efficace.
A cosa deve il suo nome?
Era nato come un acronimo (Lega Oncologia Tumore Ovarico), poi nel tempo, abbiamo preferito dare risalto al Loto come fiore che nasce dal fango. Ci sembrava molto appropriato al significato di ciò che volevamo fare e dire.
Loto ha una sede nazionale a Bologna e varie sedi operative presso diversi ospedali italiani. In primis ovviamente il Policlinico di Sant’Orsola. E’ governata da un Consiglio Direttivo composto da 5 persone, tutte pazienti oncologiche. E’ affiancata da un Comitato Scientifico rappresentato dai più illustri chirurghi ed oncologi medici italiani. Nel tempo abbiamo esteso la ns. area di intervento a tutti i tumori ginecologici con un focus articolato su tumori legati a HPV
I Comitati territoriali sono guidati da referenti locali, sostenuti da un gruppo di volontari
La sede nazionale è guidata da una Direttrice Operativa che coordina anche uno staff di 5 persone, oltre ai volontari.
Ha strutture territoriali?
Oltre a Bologna, dove si colloca la sede Nazionale, Udine, Parma, Forlì, Rimini, Ancona, Roma, Palermo.
Se dovesse scegliere tre parole per descrivere l’Associazione, quali proporrebbe e perchè?
ASCOLTO, CURA, AIUTO perché sono le caratteristiche che ci contraddistinguono.
Da parte attiva dell’Associazione perché ci si dovrebbe iscrivere?
Per essere adeguatamente informati, per essere ascoltati empaticamente, per essere affiancati da persone che conoscono direttamente il problema oncologico, per ottenere un supporto costruttivo in tante aree, da quello psicologico a quello burocratico, da quello del benessere fisico a quello dei percorsi previdenziali, e avendo consapevolezza e conoscenza, anche di volersi spendere per aiutare a propria volta.
Lei perché lo ha fatto?
Mi sentivo sufficientemente informata, motivata e ho fondato Loto.
Come la sua esperienza personale e lavorativa può contribuire a far crescere l’Associazione?
La mia esperienza manageriale senz’altro ha aiutato ma il mondo “pubblico” ha dinamiche molto diverse da quello “privato”.
Da Presidente quali gli obiettivi prossimi dell’Associazione?
Mantenere alto il livello qualitativo dei processi e delle attività di Loto
Partecipare sempre di più ai tavoli istituzionali dove si possano influenzare le scelte sanitarie. Ripongo molte speranze nel Board Scientifico OCC che ha già presentato un documento con 6 proposte ai parlamentari.
Diffondere ancora di più i messaggi di sensibilizzazione e informazione, anche attraverso le scuole. Contribuire alla nascita delle Ovarian Unit, che, alla stregua delle Breast Unit, consentano l’identificazione e l’accreditamento delle strutture ospedaliere dove si possano trovare tutti i criteri (volume chirurgico, team multidisciplinari, ecc) per una prognosi decisamente migliore.
Cosa si aspetta dal Direttivo e dai Soci?
Dal Direttivo, il cui contributo apprezzo molto, mi attendo continuità, coinvolgimento e spirito di gruppo, come ora. Dagli Associati, partecipazione diretta e personale alle attività dell’associazione.
Per concludere un messaggio da dedicare ai futuri soci e a chi, dopo questa intervista, deciderà di sostenervi.
Prendersi un impegno, assumere responsabilità nei confronti degli altri, consente di ricevere molto di più di quello che si dà perché da soli possiamo fare poco ma insieme possiamo fare tanto.
Iniziare un nuovo cammino spaventa. Ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi.
Ringraziando la dr.ssa Balboni ci piace sottolineare che “ritrovarsi insieme è un inizio, restare insieme è un progresso ma riuscire a lavorare insieme è un successo.”
