(AGENPARL) - Roma, 19 Marzo 2024 - (AGENPARL) – mar 19 marzo 2024 Comando Provinciale Carabinieri Palermo
Palermo, 19 marzo 2024
COMUNICATO STAMPA
PALERMO. DISARTICOLATO IL VERTICE DELLA FAMIGLIA MAFIOSA DI CORSO
CALATAFIMI.
TRE ARRESTI DEI CARABINIERI
I Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, alle prime luci dell’alba di oggi, hanno dato
esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare – emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari
presso il Tribunale di Palermo su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei
confronti di 3 persone (2 delle quali ristrette in carcere e 1 sottoposta agli arresti domiciliari),
ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso ed estorsioni
aggravate, consumate e tentate, commesse avvalendosi del metodo mafioso e al fine di agevolare
l’attività mafiosa.
Il provvedimento restrittivo scaturisce dalle indagini condotte, nel periodo 2021/2023, su delega
della D.D.A. di Palermo guidata dal Procuratore Dott. Maurizio De Lucia, i cui esiti hanno
consentito di acquisire un grave quadro indiziario, sostanzialmente accolto nella suindicata
ordinanza cautelare, in ordine all’appartenenza a cosa nostra dei membri della famiglia mafiosa di
Corso Calatafimi, inserita nel mandamento di “Pagliarelli”, nonché di documentarne la piena
operatività sotto il profilo del controllo mafioso del territorio, esercitato principalmente mediante
una costante pressione estorsiva nei confronti dei commercianti della zona di Corso Calatafimi.
Secondo gli investigatori le risultanze delle indagini, che nel gennaio 2023 hanno già portato
all’arresto di 7 persone per i medesimi titoli di reato (Operazione convenzionalmente denominata
“Roccaforte”, condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Palermo),
consentirebbero di individuare il nuovo reggente della famiglia mafiosa di Corso Calatafimi a
seguito del vuoto di potere lasciato dal precedente, tratto in arresto nel luglio 2020, nonché di
documentare le presunte responsabilità dei singoli associati di cui lo stesso si avvaleva per
perseguire gli scopi dell’associazione.
Dalle investigazioni è emerso il ricorso sistematico, da parte del sodalizio, all’attività estorsiva –
sotto forma di “pizzo”, che si intensificava con l’approssimarsi delle festività natalizie e pasquali –
nei confronti dei commercianti della zona di Corso Calatafimi, finalizzata all’alimentazione delle
casse dell’associazione e al mantenimento degli uomini d’onore detenuti e delle loro famiglie, quale
espressione del più ampio obbligo di mutua assistenza fra i consociati.
La famiglia mafiosa ha dimostrato di saper esercitare un costante controllo del territorio,
monitorando capillarmente gli esercizi commerciali ivi insistenti, individuando per tempo quelli di
nuova apertura ed avvicinando i relativi proprietari ancor prima dell’avvio dell’attività,
costringendoli sin da subito a “mettersi a posto” e ricorrendo ad esplicite minacce nei casi in cui gli
stessi mostrassero di non voler sottostare prontamente alle richieste estorsive.
L’operazione di oggi restituisce un quadro in linea con le più recenti acquisizioni investigative,
ovvero quello di una cosa nostra affatto rassegnata a soccombere, che mantiene invece una piena
operatività e che, anzi, è capace non solo di incutere generico timore nelle vittime ma anche di
avvalersi della forza fisica quale forma estrema di controllo del territorio, come nel caso di un
giovane picchiato selvaggiamente in pieno giorno con una mazza di legno poiché ritenuto colpevole
di infedeltà nei confronti della moglie.
È doveroso rilevare che gli odierni destinatari della misura restrittiva sono, allo stato, solamente indiziati di delitto
e la loro posizione sarà oggetto di accertamento processuale.
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