(AGENPARL) - Roma, 1 Dicembre 2023 - (AGENPARL) – ven 01 dicembre 2023 GUARDIA DI FINANZA
Comando Provinciale Torino
COMUNICATO STAMPA
01/12/2023
GDF TORINO: ESEGUITE 5 MISURE CAUTELARI PERSONALI PER ESTORSIONE E
INTESTAZIONE FITTIZIA DI BENI AGGRAVATE DAL METODO MAFIOSO.
‘ndrangheta e colletti bianchi: eseguite 5 misure cautelari per estorsione aggravate dal metodo mafioso.
Eseguite dalla Guardia di Finanza di Torino 5 misure cautelari per estorsione e intestazione fittizia di beni
aggravate dal metodo mafioso, truffa ai danni dello stato e bancarotta fraudolenta. Ricostruita una
vicenda di acquisizione “predatoria” di un’attività all’interno del centro agroalimentare di Torino: i
soggetti coinvolti avrebbero operato all’interno del mercato con la predetta società anche instaurando
legami e scambi con altri esponenti della ‘ndrangheta.
Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino, con il coordinamento della Procura della
Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia torinese, hanno dato esecuzione, nel capoluogo piemontese e
provincia, a un’ordinanza emessa dal Giudice per le indagini preliminari del locale Tribunale per l’applicazione
di misure cautelari personali nei confronti di 5 soggetti (3 in carcere e 2 con obbligo di dimora), gravemente
indiziati della commissione – in concorso e a vario titolo – di reati di estorsione e trasferimento fraudolento di
valori aggravati dal metodo mafioso nonché di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e
bancarotta fraudolenta.
Le pertinenti investigazioni sono state curate dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino, con il
ricorso a complessi e articolati accertamenti di polizia giudiziaria, compiuti anche attraverso intercettazioni
telefoniche e ambientali ed estese attività di osservazione e pedinamento. Le stesse sono state avviate nel quadro
delle risultanze di pregresse attività investigative (in particolare le operazioni “Carminius” e “Fenice”), che, nel
corso del 2019, portarono a decapitare una cellula di ‘ndrangheta vibonese attiva in provincia di Torino.
Le indagini intraprese hanno portato all’individuazione di diversi soggetti vicini agli ambienti della ‘ndrangheta
piemontese e ai limiti dell’intraneità nella stessa nonché di un esponente di rilievo del citato sodalizio criminale,
già condannato per mafia e oggi deceduto.
Gli approfondimenti svolti hanno consentito di raccogliere significativi elementi indiziari di come, in ipotesi
d’accusa, i citati personaggi, avvalendosi anche della fattiva collaborazione di “colletti bianchi”, avrebbero posto
in essere le suddette condotte delittuose. In particolare sono state ricostruite diverse ipotesi di intestazioni fittizie
di aziende, effettuate con l’aggravante di agevolare l’associazione mafiosa ‘ndranghetista operante in Piemonte.
Tali operazioni sarebbero state effettuate con la complicità di più soggetti e con l’ausilio di liberi professionisti,
ricorrendo a prestanome per celare il vero dominus delle imprese, il quale avrebbe agito al fine di agevolare
l’associazione ‘ndranghetista cui era organico ed eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione
patrimoniali, essendo egli stato destinatario di una condanna definitiva per associazione di tipo mafioso.
Alcune delle suddette società sarebbero state altresì utilizzate per la commissione di truffe aggravate per il
conseguimento di erogazioni pubbliche nel periodo pandemico. I personaggi coinvolti, infatti, mediante artifizi e
raggiri, sarebbero riusciti a ottenere in maniera fraudolenta finanziamenti a fondo perduto e garanzie statali per la
percezione di finanziamenti bancari, ai sensi della vigente normativa emergenziale. Tali operazioni illecite
avrebbero avuto, a fattor comune, l’obiettivo di far ottenere i “sostegni” finanziari pubblici al citato elemento di
spicco della ‘ndrangheta piemontese sottoposto alle indagini, cui egli non avrebbe potuto avere accesso in
ragione della condanna riportata per il delitto di cui all’art. 416-bis c.p. e della sottoposizione a misure di
prevenzione.
Alcune delle suddette truffe sarebbero state commesse con il fattivo contributo di un “colletto bianco”
(destinatario della misura dell’obbligo di dimora), dipendente di un locale ente territoriale, risultato avere – per
quanto emerso nel corso delle investigazioni – assidui contatti con personaggi vicini al mondo ‘ndranghetista e in
grado di riconoscerne l’appartenenza o la contiguità allo stesso.
Emblematico, ai fini della descrizione del modus operandi dei soggetti coinvolti nelle indagini in argomento, è
apparso il vero e proprio atto “predatorio” commesso (in ipotesi d’accusa) all’interno del mercato ortofrutticolo
di Grugliasco (TO), consistente nell’estorsione – aggravata dal metodo mafioso – posta in essere nei confronti del
titolare di uno stand, attraverso la quale gli indagati sono riusciti ad acquisire, senza alcun corrispettivo, una
(ulteriore) attività economica nel Centro Agroalimentare torinese. In tal modo essi hanno potuto eliminare un
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