(AGENPARL) - Roma, 30 Novembre 2023 - (AGENPARL) – gio 30 novembre 2023 GUARDIA DI FINANZA
Comando Provinciale Reggio Calabria
COMUNICATO STAMPA
30/11/2023
GDF REGGIO CALABRIA: SEQUESTRI PER 40 MILIONI DI EURO IN CALABRIA,
CAMPANIA E LAZIO, NEI CONFRONTI DI DUE IMPRENDITORI CALABRESI INDIZIATI DI
ESSERE COLLUSI CON LA ‘NDRANGHETA.
I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O., coordinati
dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Dott. Giovanni
Bombardieri, stanno dando esecuzione – in Calabria, Campania e Lazio – ad un provvedimento emesso dalla
Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale che dispone l’applicazione della misura del sequestro di beni
per un valore complessivamente stimato in 40 milioni di euro.
L’attività in rassegna costituisce l’epilogo di una complessa indagine a carattere economico-patrimoniale,
coordinata dalla locale Procura della Repubblica ed eseguita da militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia
Economico-Finanziaria di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O., nei confronti di due imprenditori di Gioia Tauro
indiziati di essere collusi con la cosca di ‘ndrangheta’ che fa capo alla famiglia “Piromalli – Molè” di Gioia
Tauro, con la quale avrebbero instaurato una cointeressenza mafiosa di assoluto spessore, duratura nel tempo e
ben radicata.
La figura criminale degli imprenditori era emersa nell’ambito dell’operazione “Andrea Doria”, condotta dai citati
Reparti del Corpo a contrasto dell’infiltrazione della ‘ndrangheta nell’economia legale, conclusasi nell’aprile del
2021 con l’esecuzione di provvedimenti cautelari personali nei confronti di 23 soggetti e sequestri per oltre 620
milioni di euro, nel cui ambito i predetti – allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in
merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità – risultano rinviati a giudizio per il reato, tra gli
altri, di associazione di stampo mafioso.
In particolare, sulla base delle risultanze investigative, che dovranno comunque trovare conferma nelle
successive fasi giudiziarie, le indagini avrebbero disvelato un articolato sistema di frode fiscale, realizzata nel
settore del commercio di prodotti petroliferi, imperniata su fittizie triangolazioni societarie, finalizzate ad
evadere l’IVA e le accise, nonché sull’impiego di false dichiarazioni di intento, istituto che ordinariamente
consente di acquistare in regime di non imponibilità.
L’associazione avrebbe gestito l’intera filiera della distribuzione del prodotto petrolifero, dal deposito fiscale
fino ai distributori stradali finali, interponendo tra queste due estremità della catena una serie di operatori
economici – imprese “cartiera” di commercio di carburante, depositi commerciali e brokers locali – con lo scopo
di evadere le imposte in modo fraudolento e sistematico, attraverso l’emissione e l’utilizzo delle citate
dichiarazioni di intento. Le società “cartiere” avrebbero dichiarato, fraudolentemente, di possedere tutti i requisiti
richiesti al fine di poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa di settore, acquistando il prodotto
petrolifero senza l’applicazione dell’I.V.A.. Tale prodotto, a seguito di meri passaggi “cartolari” tra le società
coinvolte, sarebbe stato ceduto a prezzi concorrenziali ad individuati clienti, in danno, peraltro, degli onesti
imprenditori del settore.
Da ultimo, il sistema di ripulitura degli incassi sarebbe avvenuto anche per il tramite di famiglie di ‘ndrangheta
portatrici di interessi nel settore della distribuzione dei prodotti petroliferi.
In tale contesto, le risultanze emerse avrebbero evidenziato, altresì, il ruolo dei prefati imprenditori, “colletti
bianchi” attraverso cui le consorterie riuscivano ad operare con profitto, inserendosi in un settore nevralgico,
altamente remunerativo.
Alla luce delle richiamate evidenze, la locale Direzione Distrettuale Antimafia ha delegato il G.I.C.O. del Nucleo
di Polizia Economica Finanziaria di Reggio Calabria e lo S.C.I.C.O. a svolgere apposita indagine a carattere
economico/patrimoniale finalizzata all’applicazione, nei confronti dei citati imprenditori, di misure di
prevenzione personali e patrimoniali.
L’attività in rassegna, anche valorizzando le risultanze delle pregresse indagini, ha consentito di rilevare,
attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, il patrimonio direttamente e indirettamente nella
disponibilità dei proposti, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale
manifestata.
Su queste basi, con il provvedimento in esecuzione, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio
Calabria – allo stato del procedimento ed impregiudicata ogni diversa successiva valutazione nel merito – ha
disposto l’applicazione della misura patrimoniale del sequestro dell’illecito patrimonio riconducibile agli
imprenditori, costituito, nello specifico, dall’intero compendio aziendale di 6 imprese attive nei settori, tra gli
altri, del commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi, della manutenzione e riparazione di containers e della
locazione immobiliare di beni propri, 1 ditta individuale operante nel settore agricolo, quote di una società
operante nel settore della locazione immobiliare di beni propri, 9 fabbricati, di cui 7 ubicati a Roma, 5
autovetture, 4 orologi di lusso, nonché disponibilità finanziarie, per un valore complessivamente stimato di 40
milioni di euro.
L’attività di servizio in rassegna testimonia, ancora una volta, l’elevato livello di attenzione della Guardia di
Finanza e dell’Autorità Giudiziaria reggina rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei
patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso,
allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e favorire la libera concorrenza, con l’intento di ripristinare
adeguati livelli di legalità, tutelare la sana imprenditoria ed assicurare la trasparenza e la sicurezza economico
finanziaria.
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