(AGENPARL) - Roma, 16 Ottobre 2023 - (AGENPARL) – lun 16 ottobre 2023 Percorso e Sezioni della mostra
Hayez. L’officina del pittore romantico
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
17 ottobre 2023 – 1° aprile 2024
a cura di Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni
in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Brera
Il percorso espositivo prende avvio nella Sezione I. Esordi e primi successi tra Roma e Milano (1809-1820) di Francesco Hayez. Dopo la sua iniziale formazione a Venezia, città che con la fine della Repubblica non offriva più le condizioni di crescita per un giovane ambizioso, l’artista ha la possibilità a Roma di frequentare lo studio di Canova, straordinario ambiente di incontro internazionale dove si dischiudono per lui gli ultimi orizzonti dell’esperienza neoclassica. Con la partecipazione alle principali commissioni pubbliche e ai maggiori concorsi istituzionali – fra cui il Grande concorso di pittura indetto dell’Accademia di Brera a Milano che vede il successo del Laocoonte – il suo nome si impone a livello nazionale. Proprio in questi anni il disegno assume un ruolo centrale per Hayez: l’artista adotta una prassi che procede dagli studi preparatori dei singoli particolari fino alla composizione d’insieme, accostando una sensibilità contemporanea e un sontuoso colore tizianesco, in un intenso dialogo con i modelli antichi.
Subito dopo la prima sala il visitatore incontra la Sezione focus. La Sete dei Crociati. Un capolavoro nei suoi disegni preparatori dedicata ai disegni preparatori della straordinaria tela monumentale, iniziata nel 1833 e conclusa nel 1850 su commissione di re Carlo Alberto per la Sala delle Guardie del Corpo a Palazzo Reale a Torino (dove si può ancora ammirare), che testimonia la connessione di Francesco Hayez con Torino e il rapporto speciale e privilegiato della città con l’artista. Uno dei grandi capolavori del romanticismo europeo che Hayez considerava il suo dipinto più importante, questa è l’opera che più lo ha più impegnato, anche in termini di tempo, nella sua lunga e complessa gestazione e realizzazione per quasi un ventennio, documentata da decine di disegni, fogli tracciati a matita, appunti visivi, a testimoniare una prassi di lavoro fondata sulla ripresa dei grandi modelli della tradizione pittorica e sull’ininterrotta rielaborazione delle proprie invenzioni. L’altrettanto travagliata esecuzione aveva infine condotto a un esito altissimo nella resa dei movimenti e della gestualità delle figure, nel superbo rapporto tra il nudo e il panneggio, nella variazione delle atmosfere e dei colori, trasmettendo una commozione e una suggestione che non hanno eguali nella pittura storica del tempo.
La Sezione II è dedicata a Milano. L’affermazione del Romanticismo (1820-1829). Con il trasferimento da Venezia a Milano nel 1820 arriva la definitiva consacrazione di Hayez, grazie alla sensazionale esposizione dell’opera Pietro Rossi (Milano, Pinacoteca di Brera), il quadro manifesto della pittura romantica, e al successo riportato col Carmagnola, avallato entusiasticamente da Alessandro Manzoni e da Stendhal. Attraverso un nuovo stile nel disegno, Hayez si distacca dalla dimensione ideale del Neoclassicismo e dai soggetti ispirati alla mitologia e alla storia antica, proponendo una pittura romantica e nazionale, capace di farsi interprete anche delle tensioni politiche di quegli anni. Su un diverso versante si collocano i ritratti di Carolina Zucchi, sua modella e amante, raffigurata nell’intimità della camera da letto, come pure in molti quadri di storia, oltre che nelle prime versioni della Maddalena, un tema ripetutamente indagato dall’artista partendo dalla rivisitazione del conturbante modello canoviano fino ad approdare a una nuova sconcertante sensualità.
A seguire, troviamo al centro della Sezione III. La dimensione civile della grande pittura storica (1829-1840). Dalla fine degli anni Venti e per il decennio successivo, Hayez si candida al ruolo di pittore civile, interprete dei destini della nazione – come poi gli riconoscerà Giuseppe Mazzini -, ampliando il suo repertorio. Dipinti come Pietro l’Eremita, ispirato al tema della crociata e denso di riferimenti alla necessità di un riscatto nazionale, conferiscono grandezza epica a questo nuovo corso. Le dimensioni delle opere si dilatano per consentire un’organizzazione più corale della composizione, ora inserita in vasti scenari naturali e perfettamente orchestrata, recuperando la sontuosità della grande tradizione veneta – tra Tiziano, Veronese e Jacopo Bassano – nel montaggio perfetto tra l’episodio principale e quelli secondari. Ma è nei dipinti ispirati alla lotta combattuta dai Greci per conquistare la propria indipendenza dalla dominazione turca – una moderna crociata animata dai versi di Byron e dall’adesione appassionata dell’opinione pubblica – che la pittura di storia si apre finalmente all’attualità politica.
Sezione IV. Da Giulietta a Imelda. Le eroine romantiche. La critica dell’epoca riconosceva in Hayez l’artefice del passaggio dalla mitologia classica a un nuovo repertorio romantico, alimentato dalla storia medievale e dal romanzo moderno, i cui eroi ed eroine stanno al centro di travolgenti passioni – spesso dagli esiti fatali –, in sintonia con la sensibilità dell’epoca. Non a caso il mito di Giulietta e Romeo è stato ampiamente trattato da Hayez variandone l’interpretazione lungo tutto il corso della sua carriera alternandolo alla tragica vicenda di Imelda de’ Lambertazzi, incentrata sul dramma dell’addio tra i due amanti, un motivo che ritorna – con una più spiccata accezione sentimentale – anche nella piccola composizione ispirata alla relazione amorosa tra Luigi XIV e Mademoiselle de La Vallière. Questa serie dedicata agli amanti perduti troverà il suo esito nell’opera più importante dell’artista, quel celebre Bacio che rappresenta il momento più intenso e poetico della relazione tra due persone che si amano, nel quale si poteva riconoscere la passione che aveva accompagnato la nascita dell’Italia unita, ma così pieno di fascino e di mistero da diventare immagine iconica di un sentimento universale (Milano, Pinacoteca di Brera).
Accanto ai più impegnativi temi storici, nel corso di tutta la sua carriera Hayez si dedica a un settore decisivo nel mercato dell’arte dell’epoca, quello della ritrattistica, su cui è incentrata la Sezione V. Il Ritratto come specchio di un’epoca. Contraddistingue il suo impegno in questo genere l’attenzione rivolta soprattutto alla dimensione interiore del personaggio, resa attraverso un pacato realismo. Così il Ritratto dell’imperatore Ferdinando I rivela la sensibilità tormentata del sovrano asburgico che, insofferente del peso del suo ruolo, finirà con l’abdicare nel 1848 a favore del nipote Francesco Giuseppe. Ma è soprattutto nell’eccezionale galleria di immagini femminili, rese attraverso un sapiente equilibrio tra introspezione psicologica e valorizzazione pittorica degli abiti, che l’artista si dimostra insuperabile interprete dell’animo più segreto e inquieto del romanticismo, come nel caso del Ritratto della contessina Antonietta Negroni Prati Morosini.
È dedicata alla storia di Venezia la Sezione VI dell’esposizione, Venezia tra storia e mito con alcuni dei capolavori ancora oggi più amati e coinvolgenti di Francesco Hayez come l’Accusa segreta e Il consiglio alla vendetta che segnano un’importante svolta nella pittura storica di Hayez, nel modo di interpretare il mito di Venezia, la sua città d’origine alle cui vicende aveva dedicato tanti quadri nel corso della sua lunga e fortunata carriera. Una città che qui appare come il tenebroso ed enigmatico palcoscenico di intrighi politici e amorosi, dove le ragioni del cuore entrano in conflitto con la crudele ragion di stato, una rappresentazione dominata da tinte fosche e da una atmosfera torbida, con cui l’artista ha contribuito all’affermazione del mito di Venezia.
Il percorso espositivo ci porta successivamente attaverso la Sezione VII su Le bagnanti e il nudo eroico. Nel corso di tutta la sua carriera Hayez si dedica anche alla rappresentazione del nudo, un tema che gli è congeniale dal momento che gli permette di esibire le sue straordinarie qualità pittoriche nella resa del corpo maschile e femminile. Personaggio biblico emblema della forza per antonomasia, Sansone rappresenta uno dei temi più significativi. Dallo studio serrato sul vero deriva un cospicuo numero di disegni preparatori per questo soggetto, che documenta le diverse fasi del lavoro fino alla messa a punto finale nel grande cartonetto, ultimo stadio prima dell’esecuzione del dipinto che rimarrà appeso per almeno trent’anni nello studio dell’artista ad attestare il valore esemplare di quel nudo eroico. Il potente corpo virile in tensione aveva catturato l’attenzione della critica, stupefatta della svolta attuata dal pittore, fino ad allora impegnato nell’esecuzione di una superba serie di figure femminili di provocante sensualità come bagnanti, odalische, ninfe fra cui il Bagno di ninfe che, a dispetto del titolo mitologico, rappresenta una scena del tutto contemporanea – come ci suggeriscono gli abiti ottocenteschi lasciati alla rinfusa in primo piano – in netto anticipo su Le déjeuner sur l’herbe di Manet.
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