(AGENPARL) - Roma, 11 Ottobre 2023(AGENPARL) – mer 11 ottobre 2023 **Accorpamenti scolastici, la Toscana impugna i tagli al Tar**
/Scritto da Antonio Cannata, mercoledì 11 ottobre 2023 alle 17:33/
La Regione Toscana prosegue la battaglia contro gli accorpamenti degli
istituti scolastici, impugnando anche il decreto del Governo davanti al TAR
del Lazio per impedire il taglio di oltre 20 autonomie scolastiche nei
prossimi tre anni. La decisione della Giunta arriva dopo alcuni passaggi
compiuti negli ultimi mesi: il parere negativo espresso sia in Commissione
“Istruzione, Università e Ricerca” della Conferenza delle Regioni sia
in sede plenaria della stessa Conferenza, il ricorso alla Corte
costituzionale contro le disposizioni in legge di bilancio in materia di
dimensionamento, e la delibera regionale di indirizzo ai territori con cui
la Toscana conferma che il dimensionamento corretto è quello attuale.
Ora la Regione si muove per chiedere alla giustizia amministrativa
l’annullamento, con sospensiva in via cautelare, del Decreto
interministeriale emanato nel giugno scorso dal Ministero dell’Istruzione e
del Merito, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, e di
tutti gli atti conseguenti che riducono il numero dei dirigenti e dei
direttori dei servizi generali e amministrativi delle scuole toscane sin
dal prossimo anno.
Il Decreto oggetto del ricorso prevede per la Toscana una diminuzione dagli
attuali 470 autonomie scolastiche a 455 per il 2024/2025, scendendo
ulteriormente a 452 per l’anno scolastico 2025/2026 e 446 nel 2026/2027.
“In soli tre anni una riduzione di ben 24 istituzioni scolastiche
rispetto alla situazione esistente, che non possiamo tollerare”, fa
notare il presidente Giani, sottolineando come le decisioni del governo
siano sbagliate “sia nel merito sia nel metodo, perché si indebolisce il
sistema scolastico regionale, a detrimento in particolare delle aree
interne e insulari, e si mette in discussione il confronto con le Regioni,
arrivando a minare le loro competenze sulla disciplina dell’organizzazione
scolastica”.
Tra le ragioni del ricorso eccesso di potere ed arbitrarietà, illogicità
manifesta, violazione dei principi di imparzialità, trasparenza,
efficienza e di buona amministrazione con riferimento alla garanzia del
diritto all’istruzione. Nel mirino della Regione c’è soprattutto il
mancato rispetto del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni
e del corretto esercizio del potere sostitutivo previsti dal Titolo V e
chiariti dalla giurisprudenza costituzionale. In particolare, le norme del
Governo che dispongono i tagli nonostante il mancato accordo in Conferenza
unificata Stato-Regioni configura “un secco intervento sostitutivo
statale” ed esclude “un coinvolgimento effettivo e realmente
collaborativo delle Regioni”, a cui la Costituzione affida la competenza
sull’articolazione della rete scolastica. Il ricorso punta inoltre a
smontare l’argomentazione secondo cui il provvedimento sarebbe stato
imposto dal Pnrr, chiarendo alcuni punti indicati nella Missione 4 del
Piano.
“La riorganizzazione della rete scolastica doveva e poteva essere fatta
in altro modo, come in altro modo doveva e poteva essere concessa alle
Regioni più autonomia sul dimensionamento, per cercare di dare risposte
alle specifiche esigenze dei territori, a partire dalle aree interne, da
quelle insulari e dai Comuni montani. Invece così si impongono solo tagli
e poi si scarica sulle Regioni la responsabilità di dire dove
effettuarli”, spiega la decisione della giunta l’assessora all’istruzione
Alessandra Nardini, che aggiunge: “Al Governo, purtroppo, la pandemia ha
insegnato ben poco. Non si investe né sulla sanità, né sulla scuola
pubbliche. Si scegli di tagliare e definanziare”.
“Per una Regione come la nostra, che negli anni si è impegnata a
dimensionare correttamente, a realizzare i Comprensivi per garantire la
continuità verticale riconoscendone la valenza positiva dal punto di vista
pedagogico e organizzativo – proseguono Giani e Nardini – tagliare adesso
significa produrre effetti negativi dal punto di vista delle ricadute
educative e occupazionali”.
“Continueremo a confrontarci con Comuni e Province, tramite ANCI e UPI
Toscana, e con le organizzazioni sindacali – concludono – per condividere
come muoverci e opporci a questa scelta e a tutte le altre che avranno come
conseguenza tagli alla scuola”.