(AGENPARL) - Roma, 4 Ottobre 2023 - (AGENPARL) – mer 04 ottobre 2023 GUARDIA DI FINANZA
Comando Provinciale Roma
COMUNICATO STAMPA
04/10/2023
GDF ROMA: SCOPERTO CENTRO DI RACCOLTA OCCULTO DI DENARO PER
TRASFERIRE IN CINA I PROVENTI DEL NARCOTRAFFICO. 33 ARRESTI
Ai fini di garantire il diritto di cronaca costituzionalmente garantito per la rilevanza dei fatti, nel rispetto dei
diritti degli indagati e dei terzi coinvolti, si comunica che su delega della Procura della Repubblica capitolina,
finanzieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo, nelle province di Roma, L’Aquila, Reggio
Calabria, Napoli, Perugia, Ancona e Campobasso un’ordinanza di custodia cautelare (in carcere per 22 persone e
agli arresti domiciliari per 11 persone), per le ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico
di sostanze stupefacenti e al riciclaggio, oltre che per i reati di estorsione, autoriciclaggio e detenzione abusiva di
armi.
Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del locale Tribunale, costituisce l’epilogo delle indagini coordinate dalla
Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ed eseguite dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata
(G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma e dal Gruppo di Fiumicino, coadiuvati dallo
Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) della Guardia di Finanza e dalla Direzione
Centrale Servizi Antidroga (D.C.S.A.).
Le indagini hanno permesso di individuare, in particolare, soggetti di nazionalità cinese di stanza a Roma che
hanno svolto sistematicamente attività di riciclaggio di profitti illeciti conseguiti da più gruppi criminali dediti al
traffico, anche internazionale, di sostanze stupefacenti.
Le attività di “ripulitura” del denaro avvenivano presso le sedi di attività commerciali dedite all’import-export di
abbigliamento e accessori di moda, tutte gestite da due comunità familiari cinesi nel quartiere Esquilino della
Capitale. Tali esercizi, esistenti solo formalmente, fungevano in realtà da “centri di raccolta” del denaro di
provenienza illecita destinato a essere trasferito all’estero (prevalentemente in Cina) in maniera anonima e non
tracciabile.
Tale illegale intermediazione finanziaria, basata su puntualità, discrezionalità e sicurezza, garantita dalle
performance dei soggetti cinesi coinvolti, si fondava sul c.d. metodo “Fei Ch’ien” (letteralmente “denaro
volante”), consistente nel virtuale trasferimento del denaro all’estero.
Nei fatti, il denaro depositato presso il broker cinese non lasciava fisicamente il Paese di partenza, venendone
invece trasferito il solo “valore nominale” alla controparte/broker presente nel Paese estero. La successiva
compensazione poteva avvenire con modalità diverse quali, tra le altre, il ricorso a corrieri di valuta, bonifici
“diretti” di importo frazionato (al fine di aggirare i vincoli antiriciclaggio) ovvero a mezzo di trasferimenti di
denaro sulla base di operazioni commerciali fittizie.
In sintesi, queste le fasi del modus operandi adottato:
– raccolta in contanti del denaro provento del narcotraffico presso una attività commerciale cinese di copertura;
– attribuzione di un codice convenzionale concordato tra le parti in occasione del versamento e conteggio del
denaro;
– nella fase precedente all’emergenza sanitaria da COVID-19, il trasferimento all’estero di quanto versato in
Italia – stornato della commissione riscossa per il servizio di riciclaggio – avveniva a mezzo dei cc.dd. spalloni;
– nella fase post-pandemica, la regolazione finanziaria si realizzava mediante pagamenti di fittizi documenti
fiscali o triangolazioni tra operatori cinesi in più Stati/Regioni ovvero attraverso il ricorso alla compensazione
finanziaria a opera di un broker “Fei Ch’ien”.
Le indagini consentivano di individuare uno strutturato sodalizio dedito al riciclaggio:
– composto da numerosi individui, legati tra loro anche da vincoli di parentela, tutti incaricati di curare le varie
fasi di raccolta e trasferimento illegale di valuta verso l’estero. I promotori dell’organizzazione si adoperavano
costantemente per reclutare nuovi associati e prendere accordi diretti con numerosi “clienti”, detentori di illeciti
guadagni. Costoro offrivano, inoltre, supporto “logistico” ai corrieri di valuta, per conto dei quali pianificavano e
organizzavano dettagliatamente i viaggi aerei con cui trasportare il denaro contante all’estero allo scopo precipuo
di eludere i controlli alle frontiere;
– in grado di offrire i propri servizi a una vasta e variegata clientela, ivi inclusi narcotrafficanti ed emissari vicini
a famiglie di ‘ndrangheta.
All’esito delle attività delegate dall’Ufficio di Procura sono stati:
– sequestrati circa 10 milioni di euro (di cui 8 milioni di euro presso lo scalo aeroportuale “Leonardo da Vinci” di
Fiumicino), nei confronti dei “money mule” incaricati di trasferire fisicamente il denaro fuori dal territorio
unionale;
– accertati conferimenti di denaro di provenienza illecita in favore della compagine cinese di stanza a Roma per
oltre 4 milioni di euro.
Nel complesso, sono state tracciate movimentazioni finanziarie per oltre 50 milioni di euro, dirette dal territorio
nazionale verso la Repubblica Popolare Cinese.
Per quanto, invece, concerne i conferitori del denaro contante da riciclare, le indagini si sono incentrate su due
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distinte associazioni criminali dedite al narcotraffico delle quali, in particolare, una si serviva di chat criptate per
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