(AGENPARL) - Roma, 21 Dicembre 2022 - A Lustra (SA) concluso il Convegno Nazionale di UNAPOL ‘L’olivicoltura Italiana nel Mediterraneo: una economia rurale per la sostenibilità ambientale’ con esperti, docenti e esponenti delle istituzioni
Si è tenuto lunedì 19 dicembre 202 a Lustra (SA) alla frazione Rocca di Cilento, presso il Castello Di Rocca, il Convegno Nazionale di UNAPOL, l’Unione Nazionale delle Associazioni di Produttori Olivicoli, con sede centrale in Roma.
Con il tema scelto, ‘L’olivicoltura Italiana nel Mediterraneo: una economia rurale per la sostenibilità ambientale ‘, l’intento di UNAPOL è di sollecitare il dibattito economico e sociale sul settore agricolo, simbolo del Made in Italy nel mondo.
Al Convegno, fortemente voluto dal Presidente Nazionale UNAPOL, Tommaso Loiodice, e patrocinato dalla Regione Campania, hanno portato il loro saluto Luigi Guerra, Sindaco di Lustra (SA) e Tommaso Pellegrino, Consigliere Regionale e Presidente dell’Ente Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Le relazioni sono state affidate ad Aurora Cavallo, Professore associato presso Universitas Mercatorum, dove insegna Economia dei Territori e del Made in Italy, Economia del cibo e dei territori ed Economia del vino e dei territori;
Ettore Varricchio, Docente e Presidente del Consiglio Unico per il Corso di laurea in Scienze Biologiche e per il Corso di laurea Magistrale in Biologia, Università degli Studi del Sannio di Benevento;
Claudio Di Vaio, Professore di arboricoltura generale e coltivazioni arboree, Università degli Studi di Napoli Federico II.
Hanno partecipato inoltre Michele Cammarano, Consigliere Regionale e Presidente della Commissione Consiliare Aree Interne;
Paolo Mariani, Presidente FOI Filiera Olivicola Italiana;
Raffaele Amore, Vice Presidente Nazionale Italia Olivicola e Presidente Comitato Promotore IGP Olio Campania;
Nicola De Leonardis, Presidente Regionale FedAgriPesca Confcooperative;
Nicola Tavoletta, Presidente Nazionale ACLI Terra;
Sono stati inoltre invitati i Presidenti dei Consorzi delle 5 DOP Olio della Regione Campania.
È intervenuto prima della conclusione dei lavori Nicola Caputo, Assessore all’Agricoltura della Regione Campania.
Moderatore del convegno Roberto Pagano, giornalista, Direttore della rivista Mondo Sommerso, condirettore del giornale Valori In Campo di ACLI Terra.
“Occorre rimettere al centro dell’attenzione il valore economico ed ambientale che il patrimonio olivicolo rappresenta per l’Italia e per la stessa Campania” ha dichiarato Giuseppe Pacifico, Componente del Consiglio di Amministrazione di UNAPOL e Presidente di ACLI Terra Campania. UNAPOL, attraverso la sua OP aderente, Apooat – Associazione produttori olio d’oliva Acli Terra – riunisce in Campania oltre 3.000 associati, già impegnati nella valorizzazione di alcune varietà campane di olio delle aree interne come la Ravece e la Marinese per l’Irpinia e l’Ortice per il Sannio.
Infatti, col progetto ‘LA FINEZZA VALORE ITALIANO’, UNAPOL vuole dare più valore alle tipicità territoriali. Attraverso i monovarietali, espressione delle Regioni dove operano i suoi 25.000 produttori associati, UNAPOL intende testimoniare la ricchezza di biodiversità che il sistema olivicolo italiano rappresenta, che va riscoperto e riproposto ad un pubblico di consumatori più esigenti e che, insieme ai marchi DOP e IGP, rappresentano la carta di identità del prodotto italiano.
Con la presenza di oliveti in oltre il 52% delle aziende agricole in Italia (secondo l’ultimo censimento dell’agricoltura), l’olivo si è dimostrato la coltura più diffusa nel Bel Paese. Da Nord a Sud oramai l’olivo ha colonizzato le nostre colline e non solo, ed ha conferito ai nostri territori un fascino che, dal mare alla montagna, tutto il mondo ci invidia.
Non va poi sottaciuta una importante funzione che questa coltura già svolge in tema ambientale. Infatti, questa sua ampia diffusione rappresenta un presidio contro le erosioni ed una difesa già attiva sui i territori contro gli effetti dei cambiamenti climatici che oggi diventano sempre più frequenti e diffusi specie dove viene a mancare l’opera di manutenzione e cura dei territori. Già solo per questa funzione la coltura va protetta ed incentivata.
La gestione di questa coltura, tuttavia, fa registrare di recente numerosi punti critici: il rincaro dei concimi dei mezzi tecnici e dei carburanti, la carenza della manodopera e il cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori. Questi fattori fanno presagire due possibili scenari: L’abbandono della coltivazione e dei raccolti oppure, si spera, una nuova specializzazione della produzione indirizzata alla vendita. Affinché questa seconda ipotesi si possa verificare occorre intervenire con una adeguata programmazione territoriale.
“Urge, quindi – aggiunge Pacifico – un Piano Olivicolo Nazionale da cui le Regioni possano attingere indirizzi e risorse per stimolare nuovi investimenti in nuovi impianti o per il potenziamento ed il recupero di quelli esistenti, per l’acquisto di macchine di nuova generazione necessarie ad efficientare le attività di campo e migliorare i processi di lavorazione”.
“Infatti, anche in Campania – sottolinea il Presidente ACLI Terra Campania – occorre introdurre più innovazione tecnologica, ma soprattutto innovare la modalità di gestione delle coltivazioni. Incentivare di più la concentrazione di prodotto attraverso le Cooperative Agricole, intese come estensione dell’azienda agricola stessa, così da gestire in forma collettiva alcune delle fasi più critiche della coltivazione e della produzione e sopperire in questo modo anche alla carenza di manodopera, specialmente quella più specializzata”.
ACLI Terra della Campania ritiene quindi strategico il settore olivicolo nel ricco panorama produttivo agroalimentare campano. Un comparto che ha ancora da esprimere tutto il suo valore effettivo. Il recente riconoscimento della IGP olio Campania, insieme alle DOP, rappresenta sicuramente uno strumento utile a favorire il processo di crescita economica del settore in quanto mira a riconquistare fette e fasce di mercato a valore aggiunto, con la possibilità quindi di una migliore remunerazione per la parte agricola, che sarà in questo modo più incentivata nella sua attività di coltivazione.
Per Tommaso Loiodice, Presidente nazionale UNAPOL “il settore olivicolo italiano, oltre ad essere economicamente strategico per la sua importanza in termini di import ed export, rappresenta un patrimonio di agro-biodiversità tra i più ricchi al mondo. Vantiamo una forte caratterizzazione territoriale che si esprime in oltre 500 monocultivar, una fotografia che ci mostra quanto sia variegata la realtà dell’olivicoltura nel nostro Paese. E il patrimonio olivicolo-oleario contempla storia, cultura, tradizioni, tutela dell’ambiente. Il nostro primato di maggiori consumatori d’olio extra vergine di oliva può fare da esempio anche ad altri Paesi”.
Loiodice aggiunge: “I numeri delle importazioni (siamo primi al mondo) ed esportazioni (siamo secondi dopo la Spagna) di olio extra vergine di oliva raccontano, infatti, come gli italiani siano cultori ed esprimano al meglio il concetto di dieta mediterranea, un bene protetto inserito nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità dall’UNESCO, che l’ha definita come ‘un patrimonio culturale immateriale millenario, vivo e in continua evoluzione, condiviso da tutti i paesi del Mediterraneo, che incorpora saperi, sapori, ricette, prodotti alimentari, coltivazioni e spazi sociali legati al territorio’.
Secondo ACLI Terra della Campania, poi, “è quindi fondamentale ricomporre strategicamente micro filiere localizzate sui territori attraverso la nascita di Cooperative Agricole. Occorre poi sostenere le Organizzazioni di Produttori (OP), dotandole degli strumenti finanziari necessari a sostenere le attività collettive di stoccaggio e in modo da cogliere al meglio le opportunità del mercato.
Il Convegno di UNAPOL del 19 dicembre è stato una grande opportunità per affrontare questo ed altri temi di fondo che vanno assolutamente discussi e concertati tra gli Operatori del settore e le Istituzioni, affinché si possa costruire insieme una seria programmazione, il più possibile aderente alle reali esigenze del settore, all’altezza degli ambiziosi e profondi cambiamenti che anche in Campania occorre mettere in atto”, conclude Pacifico.
