(AGENPARL) - Roma, 27 Marzo 2026 - La produzione globale di petrolio è scesa al di sotto dei livelli registrati durante la pandemia di COVID-19, segnando un punto critico per il sistema energetico mondiale. A evidenziarlo è la società di consulenza Rystad Energy, che attribuisce il calo principalmente al conflitto in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Secondo le stime, le perdite di produzione hanno raggiunto un picco di circa 10 milioni di barili al giorno, superando qualsiasi capacità di compensazione attualmente disponibile. Un dato che, secondo gli analisti, evidenzia una fragilità crescente del mercato petrolifero globale.
Per settimane, i mercati hanno dimostrato una certa resilienza, sostenuti da riserve accumulate prima del conflitto, flussi alternativi via mare e forniture destinate a esigenze politiche. Tuttavia, questo equilibrio si sta rapidamente esaurendo. Come ha spiegato Paola Rodriguez-Masiu, analista capo del settore petrolifero, la capacità di stoccaggio risulta ormai in gran parte bloccata dietro lo Stretto, mentre le scorte globali sono in diminuzione.
Il sistema petrolifero, che fino a poche settimane fa riusciva ancora ad assorbire gli shock, è ora entrato in una fase di vulnerabilità. La combinazione di tensioni geopolitiche, interruzioni logistiche e calo delle riserve sta mettendo sotto pressione l’intero comparto energetico, con possibili ripercussioni sui prezzi e sull’economia globale.