(AGENPARL) – Roma, 12 Marzo 2026
«La riforma costituzionale sulla giustizia interviene sulle fondamenta del sistema, rafforzando principi che restano intoccabili: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, l’obbligatorietà dell’azione penale e l’inamovibilità dei magistrati. Nessuna “legge salva casta”, come qualcuno sostiene: il pubblico ministero continuerà ad avere l’obbligo di indagare e nessun magistrato potrà essere spostato dalla politica». Lo ha dichiarato il vicepresidente della Camera e responsabile della campagna referendaria del Sì per Forza Italia, Giorgio Mulè. «Il Consiglio superiore della magistratura resta nelle stesse proporzioni attuali, con due terzi di magistrati e un terzo di componenti indicati dal Parlamento. Questa riforma non risolve da sola tutti i problemi della giustizia, perché quelli si affrontano con le leggi ordinarie, ma introduce finalmente un principio fondamentale: la separazione delle carriere, per garantire un giudice davvero terzo e imparziale. È un obiettivo indicato già dai padri costituenti e sostenuto negli anni anche dalla sinistra, che in più occasioni ha parlato di separazione delle carriere e nel 2022 aveva persino inserito l’Alta corte disciplinare nel proprio programma. Il principio è semplice: il pubblico ministero fa il pubblico ministero, il giudice fa il giudice. Questa riforma completa un percorso avviato quasi ottant’anni fa e restituisce alla magistratura ciò che deve essere: un ordine indipendente che amministra la giustizia senza condizionamenti politici e senza il peso delle correnti».