(AGENPARL) - Roma, 26 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Thu 26 February 2026 Procura della Repubblica presso il Tribunale
Parma
Nell’odierna mattinata, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal
Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Parma, i Carabinieri del Comando Provinciale di
Parma, hanno tratto in arresto Harushimana Guillaume, 50enne originario del Burundi, gravemente
indiziato dell’omicidio di tre suore saveriane della congregazione delle missionarie di Maria (Olga
Raschietti, 83enne, Lucia Pulici 75enne e Bernardetta Boggian, 79enne), brutalmente assassinate in
Burundi, nel quartiere Kamenge di Bujumbura, nella loro sede religiosa. Le prime due furono uccise
colpendole con un oggetto contundente e con un taglio alla gola nel pomeriggio del 7 settembre 2014,
mentre la terza (che era fuori sede durante il primo delitto) fu decapitata la notte seguente,
riponendone poi il capo reciso accanto al corpo.
Sulla vicenda in esame vi è stata una tripla fase di accertamenti; la prima, nella sostanziale
immediatezza dei fatti; la seconda nel 2018; la terza, a partire dall’autunno del 2024, articolata in una
serie di accertamenti durati all’incirca un anno.
L’indagine -svolta dalla Procura della Repubblica di Parma- è stata avviata dopo la presentazione a
Parma, il 27 settembre 2024, del libro “Nel cuore dei misteri”, della giornalista Giusy Baioni, avente
ad oggetto un’inchiesta sul triplice omicidio. Tale evento ebbe a trovare spazio sulle pagine del locale
chiede giustizia per le tre saveriane uccise”, vicenda che, per l’appunto, ha ad oggetto l’omicidio
avvenuto nel Burundi nel 2014 ai danni delle citate tre missionarie saveriane.
Sulla scorta di tale input giornalistico ed editoriale, veniva dunque costituito un fascicolo e -con
immediata delega ai CC del Nucleo Investigativo di Parma- venivano avviati accertamenti di carattere
preliminare tesi ad acquisire quel minimo di elementi idonei a vestire la notizia giornalistica.
Si è parlato di una prima fase investigativa, risalente al 2014, avviata sulla base di una breve relazione
sui fatti, redatta dalla Ambasciata italiana di Kampala in Uganda, indirizzata alla Procura di Parma,
ma il fascicolo contro ignoti venne definito con archiviazione nel 2015 per l’assenza delle condizioni
necessarie per ritenere la sussistenza della giurisdizione italiana.
A distanza di circa quattro anni, nel maggio 2018, vi è una seconda fase: l’Ambasciata di Kampala
trasmetteva alla Procura di Parma una nota con la quale si comunicava che tal Guillaume
Harushimana aveva ottenuto un visto per l’Italia per partecipare ad un corso di formazione legato al
suo incarico in una associazione di Parma; tale soggetto -si leggeva nella nota- era stato menzionato
durante le indagini a seguito dell’assassinio delle tre suore e a seguito di dichiarazioni di un pentito,
che avrebbe accusato funzionari governativi di un complotto per l’eliminazione delle tre religiose,
colpevoli, a suo dire, di essere a conoscenza di traffici illeciti e di essere in combutta con dei ribelli
dal Congo.
Nel corso di tale fase, Guillaume Harushimana veniva sentito, ma si dichiarava estraneo ai fatti, anche
perché -a suo dire- nei giorni del delitto si trovava lontano dal Burundi ed esibiva a tal fine copia del
passaporto con timbri che attestavano la sua presenza in altro Stato. Anche questa fase si chiude
dunque con una archiviazione per carenza di elementi.
Nel settembre 2024, dunque, preso atto del contenuto del libro, si avviava una terza fase investigativa,
inizialmente mediante l’acquisizione di dichiarazioni da parte di alcune suore saveriane in grado di
riferire (che mai in precedenza erano state sentite dalle autorità burundesi) e della giornalista Giusy
Baioni, che -quale autrice del libro/inchiesta.- aveva avuto modo di verificare sul campo ogni segmento della
complessa vicenda, anche mediante contatto diretto con una pluralità di persone a vario titolo coinvolte nella
vicenda stessa.
Da questi accertamenti è emerso un clima di vero e proprio terrore che si viveva in Burundi, collegato
alla circostanza che i protagonisti della vicenda sarebbero tutti a vario titolo collegabili alla Polizia segreta
(c.d. Documentazione) del Burundi, dalle cui fila sarebbero provenuti ideatori, organizzatori, esecutori del
triplice omicidio.
A comprova di questo clima, possono essere citate alcuni fatti:
(a) l’assenza di una indagine effettiva sull’omicidio delle prime due suore;
(b) la circostanza che, durante la notte successiva al primo duplice omicidio, pur nella formale presenza
della locale polizia a presidio della casa delle suore, venne consumato -nello stesso luogo e nel medesimo
contesto temporale- l’omicidio della terza suora;
(c) l’arresto del folle di turno quale asserito responsabile del massacro, e la sua perdurante detenzione da
allora ;
(d) l’incendio della sede della emittente radiofonica Radio Pubblica Africana, rea di aver diffuso l’intervista
di due soggetti dichiaratisi co-autori del triplice omicidio (ovvero N. B.alias Mwarabu e Nduwimana Juvent),
con il successivo arresto del suo direttore, ristretto in carcere per un mese ;
(e) l’uccisione di diversi soggetti a vario titolo coinvolti nella odierna vicenda, tra cui -oltre al mandante,
generale Adolphe Nshimirimana- il citato Nduwimana Juvent (a causa delle sue esternazioni) e numerosi altri;
(f) le minacce (anche recenti) a varie persone, potenziali testimoni dell’accaduto.
Oltre alle dichiarazioni, i CC hanno acquisito anche copiosa documentazione, conservata presso le
Congregazioni Saveriane (maschile e femminile) o esibita dalla giornalista-Baioni, tra cui:
• foto effettuate sulla scienza del crimine;
• le interviste rilasciate dai due esecutori alla Radio;
• le interviste ad un religioso saveriano (responsabile di un Centro Giovani in Burundi, presso
cui collaborava l’odierno indagato, ed indicato -nel corso delle interviste alla radio burundesicome presente ad una delle riunioni nel corso delle quali sarebbe stato conferito agli esecutori
l’ordine di uccidere le suore), il quale spiegava il motivo della sua rapida presenza a
quell’incontro;
• il carteggio tra il religioso saveriano ed i suoi superiori.
Dall’indagine è emerso che -come anticipato- ideatori, organizzatori ed esecutori degli omicidi
avrebbero tutti legami con la Polizia segreta del Burundi e, tra questi, il defunto Generale
Nshimirimana Adolphe, già capo della Polizia Segreta del Burundi, il quale avrebbe dato l’ordine di
uccidere le tre suore asserendo che le stesse si erano rifiutate di offrire collaborazione (cure e
medicine) per supportare le milizie burundesi in Congo.
Accanto a questo movente (prospettato dal Generale), dalle indagini sono emersi altre possibili
concause:
un movente di tipo economico, che potrebbe essere legato alla decisione della direzione dei saveriani
di sganciare il Centro Giovani Kamenge (presso cui affluivano ingenti risorse economiche) dai
saveriani stessi ed affidarlo alla locale Diocesi;
un movente di tipo esoterico-sacrificale, poiché il Generale Nshimirimana avrebbe chiesto un rito
propiziatorio (pratica diffusa in certa cultura burundese) come buon auspicio per la sua candidatura a
Presidente della Repubblica (ciò potrebbe spiegare anche le modalità esecutive brutali dell’omicidio
delle suore).
Il mandato omicidiario sarebbe stato fornito agli esecutori materiali il 6 settembre 2024 dal Generale
Nshimirimana anche per il tramite di un intermediario (anch’egli della polizia segreta, ma locale),
con la promessa di una cospicua somma di denaro.
Gli esecutori sarebbero entrati nella missione saveriana per compiere il delitto, travestiti da
chierichetti o cantori, accompagnati da Harushimana, a sua volta presente alla riunione finale innanzi
citata.
In un primo momento, vennero uccise due suore (suor Olga Raschietti e suor Lucia Pulici), atteso
che, in quel momento (verso le 14:00-14:30), erano le uniche presenti in sede, giacché la terza suora
(suor Bernardetta Boggian) era andata a ricevere altre consorelle all’aeroporto).
Durante il pomeriggio la casa delle suore registrò la presenza di molti esponenti della polizia
burundese, che -dopo il sopralluogo- dispose il trasferimento dei corpi all’obitorio.
Durante la notte, rientrate le sorelle nell’abitazione (mentre la Polizia rimase all’esterno dei locali a
presidiare) venne eseguito il terzo omicidio ai danni di suor Bernardetta Boggian, da parte degli
esecutori, che erano rimasti nascosti all’interno dell’edificio, e che poi si allontanarono -travestiti da
poliziotti, con divise che sarebbero state loro fornite dalla polizia segreta.
Per le indagini sono risultati fondamentali poi le convergenti dichiarazioni testimoniali di alcune
persone presenti ai tragici eventi del 7 e 8 settembre 2014; ma su questo è necessario mantenere il
massimo riserbo.
Dalle indagini complessivamente compiute, è emerso che all’omicidio avrebbero preso parte, tra gli
altri:
A) il Generale Nshimirimana Adolphe (a sua volta successivamente vittima di un omicidio
politico), capo della Documentazione (Polizia segreta del Burundi), in qualità di ideatore, mandante
ed organizzatore, il quale -dopo aver ricevuto, tra l’altro, notizie dal suo collaboratore Harushimana
Guillaume in ordine a presunti rifiuti delle suore missionarie saveriane a prestare aiuto sanitario alle
milizie burundesi in Congo- deliberava di uccidere le suore stesse, conferendo -in occasione di alcune
riunioni, di cui l’ultima svoltasi il 6 settembre 2014 presso un locale a lui riferibile- il mandato
omicidiario ai soggetti presenti alla citata riunione, per il tramite di un altro appartenente alla polizia
segreta;
B) il soggetto appartenente alla Polizia segreta di Bujumbura, in qualità di organizzatore, alle
dipendenze del Generale Nshimirimana Adolphe, dal quale -in occasione della riunione svoltasi il 6
settembre 2014 presso un locale riferibile al predetto Generale- riceveva il mandato omicidiario delle
suore missionarie Saveriane, trasferendolo ai partecipanti alla riunione;
C) Nduwimana Juvent Juvenali Kiraga (autore della “confessione” alla Radio, poi a sua volta
ucciso), N.B. (secondo autore della confessione alla radio), un terzo soggetto (guardia del corpo del
Generale, il quale è stato interrogato a Parma, parzialmente ammettendo i fatti) ed una quarta persona
non identificata, i quali arebbero avuto il ruolo di esecutori materiali, che -dopo aver ricevuto il
mandato omicidiario deliberato dal Generale, con la promessa di una cospicua somma di denaro in
cambio della loro disponibilità e dopo aver partecipato (certamente Nduwimana Juvent Juvenali
Kiraga) ad un preliminare sopralluogo unitamente a Harushimana Guillaume- si recavano presso la
Missione delle suore Saveriane, ivi accompagnati da Harushimana Guillaume, che li forniva anche di
abbigliamento per mimetizzarsi (camici da chierichetti/cantori) e ne favoriva l’ingresso attraverso
uno dei cancelli di accesso, consegnando poi loro le chiavi per entrare nella casa delle suore per cui,
dopo essersi introdotti nella dimora delle Suore saveriane, avrebbero cagionato, in un primo
momento, in orario pomeridiano, la morte di suor Raschietti e di suor Pulici, tagliando loro la gola e
colpendole con un oggetto contundente (attività materialmente eseguita da Nduwimana Juvent
Juvenali Kiraga e da un secondo soggetto) e, in un secondo momento, in orario notturno, la morte di
suor Boggian (attività materialmente eseguita dal secondo autore della confessione), adoperando nei
loro confronti sevizie e agendo con crudeltà, arrivando a decapitare suor Boggian, riponendone poi il
capo reciso accanto al corpo e abbassando contestualmente, a tutte e tre le persone offese, gli slip
all’altezza delle caviglie.
Quanto, nello specifico, ad Harushimana Guillaume, stretto collaboratore del Generale
Nshimirimana Adolphe, gli si contesta il ruolo di istigatore co-organizzatore e logistico, in quanto dopo aver riportato alle suore missionarie Saveriane la richiesta, proveniente dal Generale
Nshimirimana Adolphe, di collaborazione per l’aiuto alle milizie burundesi in Congo ed averne
asseritamente ricevuto un rifiuto, che comunicava al suddetto Generale- riceveva la decisione del
Generale di uccidere le suore, prestando poi supporto logistico ed organizzativo, ovvero:
effettuazione di sopralluoghi per individuare il locale nella disponibilità delle suore e la dislocazione
delle stanze; prestazione di garanzie sulla effettiva disponibilità di somme di denaro destinate agli
esecutori in cambio della “operazione”; ricerca ed acquisizione della chiave per entrare
nell’abitazione delle suore; ricerca ed acquisizione di camici da chierichetti/cantori da far indossare
agli esecutori in maniera da non far sorgere sospetti per la loro presenza all’interno della missione;
contatti con uno dei custodi del complesso missionario per garantirsi l’ingresso all’interno degli spazi
della missione; messa a disposizione dell’auto da utilizzare per condurre gli esecutori all’interno della
missione e guida dell’auto medesima con a bordo gli esecutori.
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Dal punto di vista procedurale, non appena sono emersi indizi di reità a carico dell’indagato, la
Procura ha investito il Ministro della Giustizia, al quale il codice penale riconosce il potere di chiedere
all’Autorità Giudiziaria di procedere per un delitto commesso da un cittadino straniero ai danni di un
cittadino italiano, nel caso in cui (come in questo caso) lo straniero si trovi sul territorio italiano;
intervenuta dunque la richiesta di procedere, all’esito delle indagini, la Procura ha avanzato la
richiesta cautelare al GIP.
Stamattina i Carabinieri hanno rintracciato l’indagato e lo hanno ristretto nella Casa Circondariale di
Parma.
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È doveroso sottolineare che l’odierno destinatario della misura cautelare è, allo stato, solamente
indiziato di delitto, seppur gravemente, e che la sua posizione verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria
nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza
di condanna passata in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di non
colpevolezza.
IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
dott. Alfonso D’Avino
D’AVINO
ALFONSO
MINISTERO
DELLA
GIUSTIZIA
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