(AGENPARL) - Roma, 21 Febbraio 2026(AGENPARL) – Sat 21 February 2026 Il capitalismo mondiale e la dimensione delle sue dinamiche interne
by manlio marucci* – 21 febbraio 2026
Nel suo recente e stimolante contributo pubblicato su Financial Community Hub, Enea Franza propone un’analisi lucida dell’evoluzione del capitalismo contemporaneo, richiamando la tesi di Shoshana Zuboff sul cosiddetto “capitalismo della sorveglianza”. Una riflessione che mette a fuoco una realtà ormai strutturale: l’intreccio sempre più stretto tra dinamiche economiche, tecnologie digitali e comportamenti umani.
Per Franza, il capitalismo non è un sistema statico. La sua storia è segnata da crisi ricorrenti che ne rappresentano al tempo stesso il limite e il motore evolutivo. La trasformazione in atto non è quindi una deviazione dal modello classico, ma una sua riorganizzazione profonda, che coinvolge sia la struttura economica sia la dimensione culturale, politica e valoriale.
Nel corso della modernità, il capitalismo è stato definito come un sistema fondato sulla produzione e sullo scambio di beni e servizi, sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sull’accumulazione del capitale attraverso il lavoro. In questo quadro, il valore economico derivava principalmente dalla produttività, mentre il ruolo dello Stato era concepito come marginale o correttivo, limitato agli interventi in caso di crisi o fallimenti del mercato.
Oggi questo schema interpretativo appare sempre meno adeguato. Nel dibattito pubblico emergono categorie nuove, come quella di capitalismo di Stato, utilizzata per descrivere politiche economiche caratterizzate da un intervento governativo diretto e selettivo nei settori strategici. Alcune scelte della recente politica economica statunitense mostrano come lo Stato non si limiti più a regolare il mercato, ma agisca come attore capace di orientare e condizionare specifici interessi industriali e tecnologici.
Ne è una dimostrazione Il tramonto dei super dazi con la mossa di ieri della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha dato un forte segnale per i mercati. La Corte Suprema americana infatti ha appena sferrato un colpo storico all’impalcatura economica dell’attuale amministrazione Trump, dichiarando formalmente illegali i massicci dazi commerciali voluti dalla Casa Bianca sulle importazioni globali.
Parallelamente, si è affermato nelle scienze sociali il concetto di capitalismo della sorveglianza, elaborato da Shoshana Zuboff e ripreso con efficacia da Franza. In questa prospettiva, l’esperienza umana diventa materia prima: i dati comportamentali generati dagli individui vengono raccolti e trasformati in strumenti predittivi capaci di influenzare scelte economiche, sociali e politiche. Il profitto non deriva più soltanto dalla produzione di beni o servizi, ma dall’estrazione e dalla monetizzazione sistematica delle informazioni sui comportamenti presenti e futuri.
Si tratta di una mutazione profonda della logica di accumulazione. A differenza delle transazioni di mercato tradizionali, gli utenti non partecipano consapevolmente allo scambio del valore che producono, generando forti asimmetrie di potere e di conoscenza. Ne derivano interrogativi rilevanti sulla libertà individuale, sulla qualità della democrazia e sulla trasparenza dei processi decisionali.
Come osserva Franza, questa dinamica è strettamente connessa al ruolo crescente degli Stati, che intrecciano relazioni sempre più complesse con i grandi attori tecnologici. Da un lato, le piattaforme digitali concentrano un potere economico e informativo senza precedenti; dall’altro, gli Stati tendono a integrare tali infrastrutture nelle proprie strategie di sicurezza, controllo e politica industriale. Ne emerge un capitalismo ibrido, in cui pubblico e privato si sovrappongono nella gestione dei dati e dei comportamenti sociali.
Questa trasformazione non riguarda singoli Paesi, ma riflette un cambiamento globale delle dinamiche di potere economico. La centralità dei dati e delle capacità previsionali ridefinisce la concorrenza, incide sulla distribuzione della ricchezza e modifica il ruolo stesso delle istituzioni pubbliche. Le categorie tradizionali dell’economia politica devono quindi essere ampliate e rilette alla luce di un capitalismo che trae valore dal controllo e dall’anticipazione delle condotte umane.
La riflessione di Enea Franza invita così a superare letture superficiali o puramente tecnologiche. Il “capitalismo della sorveglianza” non è solo un fenomeno innovativo, ma l’espressione di una trasformazione sistemica che coinvolge economia, politica e cultura. Comprenderne la portata è condizione necessaria e necessitante per elaborare risposte teoriche, regolatorie e politiche all’altezza delle sfide del nostro tempo.
L’occcasione in questa circostanza di tali dinamiche rimette in gioco – come ha dimostrato la Suprema Corte degli Usa – non la semplice rimozione di una barriera al libero scambio globale, bensì la necessaria ricalibrazione delle prospettive di investimento all’interno di un sistema economico che, liberato da politiche commerciali penalizzanti come i dazi, ritrova una vitale nuova strategica di sviluppo della società neo-capitalistica contemporeanea.
*presidente Federpromm
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