(AGENPARL) - Roma, 19 Febbraio 2026 - La geopolitica torna a incendiare i mercati e l’oro supera ancora una volta la soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia. Dopo una breve flessione legata ai segnali distensivi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, il metallo giallo ha invertito la rotta con decisione, confermando quanto sia sensibile alle tensioni internazionali.
Alle 15:40 GMT, l’oro spot ha registrato un rialzo superiore al 2,5%, attestandosi a 5.001 dollari l’oncia. A sostenere la nuova fiammata sono stati i report secondo cui l’amministrazione di Donald Trump starebbe valutando una possibile azione militare contro l’Iran. Secondo indiscrezioni, un consigliere della Casa Bianca avrebbe parlato di una probabilità del 90% di assistere a un’“azione cinetica” nelle prossime settimane.
Solo il giorno precedente, il metallo prezioso era sceso fino a circa 4.900 dollari, dopo che Teheran aveva dichiarato di aver raggiunto “principi guida” con Washington nei colloqui sul nucleare. Un segnale che aveva temporaneamente ridotto la domanda di beni rifugio.
Argento in accelerazione
Non solo oro. Anche l’argento ha beneficiato del ritorno dell’avversione al rischio, registrando un balzo del 5,7% fino a 77,7 dollari l’oncia. Un movimento che riflette sia la componente rifugio sia quella industriale del metallo, spesso più volatile rispetto all’oro.
Un inizio d’anno da record
Il 2026 si sta rivelando un anno straordinario per l’oro. Dopo aver aperto a 4.313 dollari l’oncia, il prezzo ha toccato il massimo storico di 5.598 dollari il 29 gennaio. Solo nel mese di gennaio, il metallo giallo ha guadagnato il 13,2%, segnando la migliore performance mensile da settembre 1999.
Febbraio, invece, ha mostrato un andamento più laterale, complice l’allentamento temporaneo delle tensioni geopolitiche e la decisione della Federal Reserve di mantenere invariati i tassi di interesse.
Attesa per i verbali della Fed
Ora gli investitori guardano ai verbali della riunione del 16-17 gennaio della Federal Reserve, attesi in giornata, nella speranza di ottenere indicazioni più chiare sull’orientamento futuro della politica monetaria statunitense. Tassi stabili o in calo tendono a sostenere l’oro, che non offre rendimento ma diventa più appetibile quando il costo opportunità diminuisce.
Il quadro resta dunque dominato da due forze contrapposte: da un lato le dinamiche monetarie, dall’altro il rischio geopolitico. Ma se c’è una costante, è che ogni volta che la tensione internazionale sale, l’oro risponde presente.
E finché le incertezze tra Washington e Teheran resteranno sul tavolo, il metallo giallo potrebbe continuare a brillare.
