(AGENPARL) - Roma, 10 Febbraio 2026(AGENPARL) – Tue 10 February 2026 https://www.aduc.it/articolo/ringiovanire+cellule+passo+avanti+nella+ricerca_40617.php
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Ringiovanire le cellule.Un passo avanti nella ricerca
L’invecchiamento è un processo naturale, ma da anni la scienza cerca di capire se sia possibile rallentarlo o, almeno in parte, invertirlo. Non per inseguire sogni irrealistici, ma per migliorare la salute delle persone anziane, prevenire malattie e mantenere più a lungo il buon funzionamento degli organi. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances compie un passo decisivo in questa direzione, utilizzando tecnologie di analisi avanzata per identificare i geni che controllano il declino cellulare.
La ricerca compie un passo importante in questa direzione, mostrando che alcune cellule possono recuperare caratteristiche “giovani” senza perdere la loro identità.
Gli scienziati hanno lavorato su un tipo di cellula molto comune nel nostro corpo: i fibroblasti, presenti nella pelle e in molti tessuti. Con una tecnologia avanzata che permette di osservare migliaia di cambiamenti genetici uno per uno, hanno cercato di capire quali “interruttori” molecolari possono far tornare le cellule più attive e vitali.
L’obiettivo era chiaro: trovare un modo per ringiovanire le cellule senza trasformarle in cellule staminali, cosa che sarebbe rischiosa perché potrebbe far perdere loro la funzione originale.
Dopo un lungo lavoro di analisi, i ricercatori hanno individuato quattro geni particolarmente importanti:
* E2F3 ed EZH2, quando vengono attivati più del normale aiutano le cellule a dividersi meglio, a gestire le proteine in modo più efficiente e a produrre più energia.
* STAT3 e ZFX, invece, se vengono “spenti”, portano a un miglioramento simile.
In tutti questi casi, le cellule mostrano meno segni di invecchiamento: sono più dinamiche, più ordinate e meno “stanche”.
Per capire se questo effetto potesse funzionare anche in un organismo complesso, i ricercatori hanno provato a stimolare uno di questi geni, EZH2, nei topi anziani. Il risultato è stato sorprendente: il fegato degli animali è apparso più giovane e più sano.
Gli scienziati hanno osservato:
* una riduzione del grasso nel fegato.
* meno fibrosi, cioè meno cicatrici nei tessuti.
* un miglioramento nella gestione del glucosio, un indicatore importante del metabolismo.
In pratica, non solo le singole cellule sembravano ringiovanite, ma l’intero organo funzionava meglio.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che, pur intervenendo su geni diversi, gli effetti finali sembrano convergere sugli stessi processi fondamentali. Come se esistesse un “programma della giovinezza” che può essere attivato in modi diversi.
Questo suggerisce che il ringiovanimento cellulare non è un fenomeno casuale, ma segue regole precise e condivise, forse addirittura conservate tra specie diverse.
Siamo ancora lontani da applicazioni cliniche sull’uomo, e gli stessi ricercatori lo sottolineano. Ma la direzione è promettente: invece di tentare di riportare le cellule allo stadio embrionale — un processo rischioso e difficile da controllare — si potrebbe intervenire in modo più mirato, toccando solo alcuni interruttori genetici. Esistono meccanismi molecolari condivisi che regolano la giovinezza delle cellule, e ora iniziamo a capire come attivarli.
Se questi risultati verranno confermati e ampliati, potrebbero aprire la strada a nuove terapie per mantenere più sani gli organi durante l’invecchiamento, ridurre alcune malattie legate all’età e migliorare la qualità della vita.
La ricerca apre la strada a nuove strategie per mantenere più sani i tessuti durante l’invecchiamento. Non si tratta di tornare indietro nel tempo, ma di aiutare le cellule a funzionare meglio più a lungo.
Primo Mastrantoni – presidente Comitato tecnico-scientifico di Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
URL: http://www.aduc.it
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